Sicurezza
Le nuove regole fanno già discutere
I Lucchesi nel Mondo: «La nostra è una struttura viva e i bagni sono aperti a tutti». La Fondazione Puccini: «Ci adegueremo»
LUCCA. Solleva dubbi e perplessità, fra alcune delle associazioni che attualmente occupano le casermette delle nostre mura, la decisione del sindaco, Alessandro Tambellini, e del presidente dell’Opera delle Mura, Alessandro Biancalana di rivoluzionarne il sistema di gestione e di concessione.
Uscirà prima dell’autunno il bando di gara per l’assegnazione delle strutture che, da quel momento, verranno affidate con una precisa scadenza e solo con il versamento di un canone minimo, oltre che dopo la presentazione di un progetto rispondente a criteri precisi. A pochi giorni dal comunicato ufficiale dell’amministrazione, abbiamo deciso di fare un giro fra chi ha in uso le casermette per conoscerne la posizione in merito.
In un normale giovedì mattina d’agosto, quando turisti provenienti da ogni parte del mondo, passeggiano sulle Mura, soltanto tre risultano aperte. Salendo da piazza Santa Maria e cominciando il percorso in direzione del Villaggio del Fanciullo, la prima, in piena attività, è quella che incontriamo ormai raggiunta Porta San Pietro.
Suoniamo il campanello dell’Associazione Lucchesi nel Mondo, così come consiglia il cartello appeso sul portone e subito veniamo accolti dalla presidente Ilaria Del Bianco che ci mostra con orgoglio la sede. Volumi, targhe, quadri, cimeli che raccontano la storia della città.
«Un ente morale e di promozione sociale, senza scopo di lucro - come lo definisce la Del Bianco, che occupa, quel castelletto, ormai dal 1987 - costantemente adibito ad attività culturali aperte tutto l’anno, mostre, presentazioni di libri, riunioni ed eventi».
«Riceviamo continuamente sia i nostri soci dall'estero, sia i lucchesi di altre generazioni che vogliono conoscere le proprie origini e per i quali, su richiesta, ci adoperiamo per reperire atti di nascita, per indirizzarli su cosa vedere e dove andare. – prosegue -. Tutto ciò, sarebbe impossibile senza un locale come questo a disposizione. Considerate le finalità, la storia e l’importanza che, una associazione come la nostra, riveste, mi piacerebbe che per noi fosse fatta un’eccezione».
Qualora infatti non dovesse più rientrare nei criteri stabiliti dall'amministrazione, il pensiero della presidente va a tutti quegli iscritti che, venendo da fuori e non trovando più quella struttura come punto di riferimento, si sentirebbero disorientati: «Questa è una casermetta viva e, se non teniamo spalancato il portone, è solo per una questione di sicurezza. Abbiamo cura e riguardo degli ambienti, dalla pulizia alla manutenzione, ci siamo accollati le spese di diversi lavori. Ci aspettiamo che, tutto questo, si traduca in una garanzia di stabilità nei nostri confronti, dato che siamo anche una delle poche associazioni che consentono, fra l’altro, l’utilizzo dei bagni al pubblico».
Un punto, questo, su cui insiste molto anche Tambellini che propone l’idea del pagamento, per chi usufruisce dei servizi igienici, di una modica cifra, utile anche alle organizzazioni per autofinanziarsi. Non tutti, però, sono dello stesso parere.
«Non posso lasciare aperto il museo per dare la possibilità a chi passa di andare alla toilette – dichiara infatti Roberto Orlandi dal Museo della Zecca, situato nel castelletto di San Donato – perché questo comporta dei costi aggiuntivi, a partire dal personale, dalla pulizia, passando per il problema della sicurezza, considerando che ospitiamo svariate centinaia di migliaia di euro in collezioni. Sulla rivoluzione del sistema delle casermette, sono d’accordo, purché si vada nella direzione di un miglioramento. Sono pubbliche, dovrebbero poter essere vissute da chiunque, invece la maggior parte restano chiuse e poi finiscono per crollare, come è capitato per la casa del Boia. Per quanto ci riguarda, la struttura di San Donato, è comunque in concessione alla Fondazione Museo della Zecca per 99 anni, come è possibile leggere nello statuto. Abbiamo ancora molto tempo da scontare per cui tutto ciò non ci riguarderà».
Sul tema, si pronuncia anche la direttrice della Fondazione Giacomo Puccini, Gabriella Biagi Ravenni: «Abbiamo in uso l’edificio di San Colombano dal 2005. Abbiamo sempre pagato e, sempre, concesso ai visitatori di utilizzare i bagni gratuitamente, ottemperando costantemente a quello che l’Opera delle Mura ci ha richiesto. Per adesso, aspetto disposizioni: il sindaco vedrà cosa fare e noi ci adegueremo. Non dimentichiamo che, quando si è in affitto, il bene non è nostro».
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