Sicurezza
Niente impianto senza concertazione
Il sindaco Menesini chiarisce la posizione di Capannori sul progetto per una centrale di carbonizzazione a Salanetti
CAPANNORI. L'impianto di compostaggio da realizzare a Capannori è un tema caldo che da anni anima (e divide) la politica e l'opinione pubblica locale. Ma il sindaco Luca Menesini non vuole forzare i tempi. Conferma «che resta un impegno di questa amministrazione preso con i cittadini e sarà oggetto di un confronto serio all’interno della maggioranza e del Consiglio Comunale, come detto nei mesi scorsi».
Insomma niente compostaggio senza concertazione con le forze della coalizione, gli altri enti e i cittadini. A rilanciare il dibattito sull'impianto di compostaggio che consenta di chiudere il ciclo virtuoso dei rifiuti riducendo i costi di smaltimento è stata la richiesta di un'azienda privata (lo scorso 31 luglio) di realizzare un impianto per la produzione di biocarbone da rifiuti speciali non pericolosi e urbani di natura organica in località Salanetti, nella frazione di Zone.
Progetto che, come annunciato con una nota dalla Provincia, sarà sottoposto alla valutazione di impatto ambientale.
E che il sindaco Menesini è disponibile a valutare «con un approccio concreto», purché «compatibile con le politiche ambientali e gli obiettivi strategici di Capannori. Da questa posizione avviamo una riflessione, senza preconcetti o chiusure aprioristiche, ma ponendo al centro il bene dei capannoresi e del territorio».
Intanto il primo cittadino, dopo una riunione ieri mattina, annuncia di avere dato incarico ai tecnici di fare tutti i necessari approfondimenti. Ma aggiunge che il Comune di Capannori non rinuncerà al suo progetto iniziale: «Come maggioranza avvieremo un confronto sul tema, a prescindere dall’ipotesi di un privato che oggi è prematuro considerare come ipotesi risolutiva per Capannori. Faremo il nostro percorso in trasparenza. In questi anni abbiamo seguito una linea chiara in materia di rifiuti, ovvero quella della strategia Rifiuti Zero, della quale siamo diventati punto di riferimento a livello nazionale. Scelta che ci ha portato a chiedere alla Provincia e all’Ato di collocare un'impianto di compostaggio pubblico per i rifiuti urbani a Capannori, previsto dal piano interprovinciale. Un percorso che dovrà essere condiviso fra Comune, Provincia e Ato Costa. Il sindaco sarà garante che qualsiasi scelta sarà nell’interesse dei cittadini e nel rispetto dell’ambiente e della tutela del territorio».
Adesso il Comune attenderà la convocazione degli enti interessati da parte della Provincia “per vedere se dare il via alla possibilità della verifica di impatto ambientale”.
Ma si presumono tempi lunghi.
«“Dal punto di procedurale l'eventuale superamento della verifica di assoggettabilità o poi l'eventuale valutazione di impatto ambientale è condizione necessaria per poter proseguire nell’iter che prevede un’autorizzazione unica per la realizzazione e gestione dell’impianto. I tempi di questi procedimenti variano da 90 a 240 giorni», scrive in una nota l'ufficio ambiente della Provincia in merito alla richiesta della ditta Gielle presentata prim al Suap di Capannori e poi pubblicata sul sito di Palazzo Ducale (il 14 agosto). Una procedura di valutazione dell' impatto sull'ambiente, spiegano dall'ufficio tecnico di Palazzo Ducale dov’è depositata la richiesta, obbligatoria per ciascun progetto impiantistico.
Un passaggio fondamentale sarà capire l'eventuale uso pubblico dell'impianto gestito dai privati.
La Provincia sempre nella nota precisa che «il progetto in esame non è l'impianto di compostaggio pubblico previsto dalla pianificazione per la gestione dei rifiuti urbani vigente approvato un mese fa dalla Provincia» e sulla natura dei rifiuti trattati «da una prima verifica da parte dell’ufficio provinciale sulla documentazione risulta che il progetto di impianto sia destinato a trattare rifiuti speciali, provenienti da attività industriali o commerciali ed agroforestali e prodotti dall’agricoltura, dalla lavorazione del legno, dalla lavorazioni di pelli e rifiuti urbani quali Forsu (umido ndr) o verde».
L'ente di Palazzo Ducale chiarisce che «per quanto riguarda il trattamento di rifiuti speciali non pericolosi la previsione dell’impianto nella pianificazione non è vincolante e pertanto la richiesta deve essere istruita dalla struttura tecnica competente. Nel caso del trattamento di rifiuti urbani (anche di natura organica) la normativa e l’interpretazione legislativa vigente non consentono l’approvazione di impianti non previsti nella pianificazione pubblica».
Nicola Nucci
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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