Sicurezza
L’attività aggiuntiva un affare per pochi
Il 60% dei compensi va alla dirigenza medica, agli operatori del comparto spetta solo il 25%
LUCCA. Nella radioterapia oncologica del S. Luca è stata avviata l’attività incrementale con l’obiettivo di abbattere il tempo di erogazione delle prestazioni. Ma la somma che viene erogata dall’Asl al personale coinvolto in questo servizio non è suddivisa in modo equo.
Lo sottolinea Gianluca Mascagni, ex sindacalista, ex candidato al consiglio comunale di Capannori e ora promotore di un movimento che punta a mettere a fuoco i problemi e i disagi che si riscontrano nel settore sanitario, con l’obiettivo di arrivare a individuare soluzioni nell’interesse degli addetti ai lavori e dei cittadini.
Dice Mascagni: «Nella filosofia dell’attività incrementale l’intento è quello che l'equipe formata da medici, infermieri, amministrativi ed altro, con abnegazione e fuori dal servizio ordinario si applicano per le esigenze dell'utenza. Quindi è nata con intenti corretti e condivisibili. Purtroppo al momento del “pagamento” della mensilità tale voce viene suddivisa su una quota 100, più o meno il 25 al comparto, il 60 alla dirigenza medica ed il restante torna nel budget aziendale. Quindi, la solidarietà dell'intervento, l'essere vicini ai bisogni dei cittadini ha, palesemente, una caduta nel frazionamento degli emolumenti. Ricordo che, già a monte e giustamente, ogni operatore sanitario, amministrativo, infermieristico, tecnico, economale che presta la propria opera all'interno dell'Asl ha un differente stipendio legato al ruolo da lui ricoperto. Pertanto ci dovrebbe essere una spartizione equa 50 e 50 (circa) degli emolumenti dovuti alle figure professionali che concorrono all’attività incrementale.
«Faccio notare - aggiunge Mascagni - che i vari progetti, le attività di sostegno per l'abbattimento delle liste di attesa e altro, sono calcolate con una percentuale pari allo 0,7-0,8 per cento del monte stipendiale dell'anno precedente. Infine, se ogni professionista sanitario rinunciasse a tali progetti, forse i giovani, magari figli e nipoti degli stessi dipendenti potrebbero avere un lavoro in futuro. Comprendo che, visti i momenti, i contratti fermi da anni, gli stipendi che nella maggior parte dei casi sono poco elevati, le difficoltà economiche in aumento che, alla fine del mese anche 50 euro in più possono fare comodo ma, andando di questo passo, le problematiche aumenteranno invece di diminuire».
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