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Ci vogliono quattro anni per avere giustizia

Ci vogliono quattro anni per avere giustizia

LUCCA. Qualora una donna, un anziano, una vittima qualsiasi di violenza domestica, decidesse di denunciare, qual è la risposta dello Stato? La domanda è precisa, la risposta purtroppo nota. Se c'è...

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LUCCA. Qualora una donna, un anziano, una vittima qualsiasi di violenza domestica, decidesse di denunciare, qual è la risposta dello Stato?

La domanda è precisa, la risposta purtroppo nota.

Se c'è una cosa, infatti, che complica la già delicata situazione nei casi di maltrattamenti è la lunghezza dei processi.

I tempi biblici della giustizia.

«I tempi lenti della giustizia – spiegano le avvocatesse della Luna – si sentono sempre, ma quando si parla di famiglie, vittime, dolori e paura si sentono ancora di più.

«Per un processo normale di diritto di famiglia ci vogliono più di quattro anni.

«Quando a questo si aggiunge un processo penale per violenza, le cose si fanno ancora più difficili.

«Bisogna dire comunque che dopo l'entrata in vigore del protocollo del codice rosa avvertiamo una differenza, la situazione è migliorata».

Qualcosa di buono, poi, l'ha fatta anche il decreto legge sul femminicidio.

Prima di questo, il vuoto.

E una distesa sterminata di terra bruciata si manifestava intorno a chi cercava di portare avanti istanze, difese, condanne.

«Oggi per le situazioni molto gravi e di pericolo si attivano subito le misure cautelari e questo è di sicuro un bell'aiuto – concludono –. In generale è bene che ci siano interventi migliorativi in campo normativo, ma ciò di cui c'è un estremo bisogno sono gli interventi di tipo economico per i centri antiviolenza e per la formazione di assistenti sociali, medici e autorità giudiziarie.

«La denuncia è importante, ma bisogna assicurare un dopo a chi decide di fare quel passo.

«Bisogna garantire l'esistenza di una rete territoriale capace di intervenire, trovare soluzioni e fare prevenzione, anche nelle scuole. La formazione aiuta a rompere i pregiudizi e a prendere più coscienza di sé: nessuno sui banchi universitari ti prepara a queste situazioni e a queste problematiche, l'esperienza te la fai sul campo e certo ciò che fa la differenza è anche la propria sensibilità personale». (n.d.)

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