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Chiesta la Via per l’impianto di carbonizzazione a Salanetti

Chiesta la Via per l’impianto di carbonizzazione a Salanetti

La ditta ha presentato alla Provincia la documentazione per una valutazione di impatto ambientale Verde e parte di umido sarebbero trasformati in un biocombustibile con proprietà fertilizzanti

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CAPANNORI. Sul progetto di un impianto di “carbonizzazione idrotermale” in grado di trattare rifiuti organici e biomassa che un'azienda privata (la Gielle srl) ha presentato alla Provincia lo scorso 31 luglio il Comune di Capannori prima di esprimersi attende la convocazione da parte di Palazzo Ducale degli enti interessati per valutare il progetto e verificare se iniziare un percorso di valutazione di impatto ambientale come previsto dalla procedura normativa.

Tutti gli incartamenti sono stati presentati dalla ditta attraverso una richiesta di Via (valutazione di impatto ambientale) “per nuovo impianto di trattamento rifiuti non pericolosi di natura organica mediante carbonizzazione idrotermale da realizzare nel comune di Capannori, a. Lunata, nella zona industriale di Salanetti” si legge nelle relazione tecnica sul progetto inoltrato anche all'ufficio Suap del Comune di Capannori e depositato all'ufficio Servizio Ambiente della Provincia sul quale entro il 28 settembre chiunque abbia interesse può avanzare osservazioni e memorie scritte.

Si riapre il dibattito intorno ad un impianto di compostaggio previsto a Capannori dal piano interprovinciale dei rifiuti adottato a luglio dalla giunta provinciale, ma senza indicare la localizzazione.

E sulla scelta della tipologia di impianto e del sito il sindaco di Capannori Luca Menesini, allora in corso alle primarie, ha ribadito che la decisione spetta al consiglio comunale. Ma quale è la tipologia di questo impianto proposto dai privati?

In sostanza raccoglie l'umido e il verde derivanti dalla raccolta differenziata ed attraverso un procedimento a bassa temperatura (meno di 180 gradi) da questa lavorazione li trasforma in un solido biocombustibile con proprietà fertilizzanti o biocarbone.

«Si tratta di un principio di trattamento innovativo, economicamente più valido e funzionale rispetto agli attuali sistemi di recupero tradizionali - si legge nella relazione tecnica della Gielle - l’impianto in esame avrà una capacità di trattamento di 60mila tonnellate all'anno di rifiuti organici provenienti da attività industriali o commerciali e agroforestali, nonché potenzialmente dalla Forsu (appunto la frazione dell'umido ndr) e dal verde derivanti dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani, che ottenga quale prodotto principale fino a circa 15mila tonnellate di biocarbone utilizzabile anche come fonte rinnovabile di energia».

La notizia ha creato anche interesse ma anche apprensione tra i cittadini, da sempre in fibrillazione quando si parla di compostaggio. Anche se in questo caso è più preciso dire che si tratta di un impianto di carbonizzazione idrotermale diultima generazione.

Il comitato difesa Salanetti ha ricordato che la «zona è densamente abitata ed un'area alluvionabile con esondazioni frequenti ed attraversata da un traffico pesante».

L'azienda promotrice, nella documentazione tecnica, rassicura sui rischi di allagamento e “l'impianto della Gielle ricade all'interno di un'area a pericolosità idraulica media (PI 2) e non risulta sottoposta a vincolo idrogeologico e si fa presente che nell'area industriale di Salanetti ci sono già anche altre attività di recupero e trattamento rifiuti aventi dimensioni paragonabili al progetto in esame”.

Quanto all'aspetto degli odori «tutte le attività di stoccaggio e manipolazione dei rifiuti saranno svolte in ambienti chiusi e all'esterno del fabbricato non sarà stoccato alcun materiale che possa essere contaminato con i rifiuti». Inoltre l'azienda spiega che saranno garantiti i limiti acustici della zona. «Nell'ipotesi di massima operatività dell'impianto si stimano dai 5 ai 10 mezzi pesanti ed altrettanti leggeri al giorno che arrivano e ripartono dall'impianto».

Nicola Nucci

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