Sicurezza
Stupro, impiegato nei guai Lo incastra l’esame del dna
Dopo oltre 8 mesi d’indagine notificato l’avviso di garanzia al presunto autore La vittima è una studentessa presa a schiaffi e pugni e minacciata di morte
LUCCA. Un impiegato di 26 anni residente nella Piana è indagato con l’accusa di violenza sessuale. Avrebbe stuprato una studentessa di 22 conosciuta in un discobar a Porcari. Per i carabinieri e la procura, che hanno impiegato oltre 8 mesi per incastrare il presunto violentatore, non ci sono dubbi. Oltre al modello di auto utilizzata per compiere l’abuso sessuale e le foto mostrate alla vittima, la prova principe raccolta dai carabinieri è legata all’analisi del dna. Perché dopo aver sequestrato il reggiseno e gli slip della ragazza dove c’erano tracce di liquido seminale, i militari 45 giorni fa sono riusciti, dopo aver individuato non senza difficoltà il presunto autore dello stupro, a repertare un campione di saliva dell’impiegato sotto inchiesta. Il campione è stato inviato ai carabinieri del Racis di Roma (indagini scientifiche). E nei giorni scorsi gli investigatori hanno ricevuto la risposta che si attendevano: il dna è compatibile. Per la procura quindi il responsabile dello stupro è quell’impiegato di un’azienda privata della Lucchesia. Un’indagine molto delicata svolta attraverso il collaudato meccanismo del codice rosa.
I fatti. Alla vittima della violenza il suo aguzzino a un primo impatto le era sembrato un ragazzo pulito. Uno di quelli di cui ci si può fidare. Per questo motivo aveva accettato di uscire dal locale di Porcari con lui. Astemia e poco amante della disco dance quella sera aveva accettato di andare a ballare con le amiche. Ma alla musica assordante preferiva fare due chiacchiere con il giovane appena conosciuto. Così era salita sull’utilitaria di quel ragazzo. Era una fredda serata di metà ottobre. Un giorno da incubo per la studentessa della Piana. Perché in quella macchina ha subito un rapporto completo contro la sua volontà. Condito da schiaffi e pugni e la minaccia di morte se avesse raccontato quello che era accaduto ai genitori, agli amici o peggio ancora ai carabinieri. Con cinica freddezza il violentatore l’ha riportata a 100 metri dalla discoteca buttandola fuori dalla vettura e allontanandosi. In lacrime lei è tornata dalle amiche che l’hanno accompagnata al pronto soccorso. Parte da quel momento l’indagine affidata dal sostituto procuratore Sara Polino ai carabinieri di Borgo Giannotti del maresciallo Carlo Zingale.
Le indagini. Prima di arrivare all’emissione di un avviso di garanzia (a breve l’incidente probatorio) i carabinieri hanno dovuto effettuare uno screening sull’unico dato certo: il modello dell’utilitaria del falso corteggiatore. In Lucchesia ce ne sono cinquemila. Ma il cerchio si è ristretto a 3-400 proprietari, tutti automobilisti di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Le foto tessera del documento della patente sono stati mostrati alla studentessa e i sospetti si sono concentrati su quell’impiegato. Al momento della violenza la ragazza era sobria e lucida e quel viso non potrà mai scordarlo. Lui in auto l’ha condotta in una stradina isolata e al buio nel Capannorese. Lei è riuscita con il cellulare a chiamare le amiche per chiedere aiuto, ma l’aguzzino l’ha fatto cadere.
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