Il Tirreno

Lucca

Viale Del Prete, 40 tigli da abbattere

di Luca Cinotti
Viale Del Prete, 40 tigli da abbattere

Sono attaccati dalla “carie”, per salvare gli altri si useranno tecniche innovative. Sostituzione con piante identiche

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LUCCA. Quaranta alberi da tagliare. Quaranta dei grandi tigli a doppio filare lungo viale Carlo Del Prete ormai condannati a morte. E diversi altri, dei 400 totali, che si cercherà di salvare utilizzando tecniche ad hoc.

Il lavoro degli operai, nei giorni subito dopo Ferragosto, aveva suscitato qualche domanda e più di una polemica. Sia da parte degli abitanti della zona, che da parte di Roberto Mannocci, presidente della sezione lucchese di Italia nostra, che si era chiesto cosa succederà “dopo”.

Polemiche sulle quali prova a far chiarezza l’agronomo Francesco Lunardini, membro del consiglio di amministrazione dell’Opera delle Mura: «Purtroppo, come si può vedere anche andando sul posto, molti degli alberi che abbiamo dovuto abbattere erano completamente marci all’interno. Di più, erano svuotati, ridotti a delle “cannucce”». La causa di questa situazione è la “carie”, un attacco da parte di una ventina di specie di funghi che “mangia” dall’interno l’albero. Rendendolo anche più pericoloso per l’incolumità pubblica: «Abbiamo agito in questa maniera - prosegue l’agronomo - anche tenendo in considerazione le previsioni per il clima dei prossimi mesi, con la possibilità di eventi violenti, a “scroscio”». Si vuole evitare che vento e acqua possano far cadere altri alberi, o rami: finora, infatti, il tutto si è risolto senza danni alle persone, ma non è detto che la buona stella continui a brillare.

Se per alcune piante non c’è stato niente da fare, per tutta una serie di altri tigli si proverà a verificare la possibilità di mantenerli in vita. «Questo tipo di malattia - spiega Lunardini - colpisce il tronco, ma anche i rami principali dei tigli, le cosiddette branche. In questo caso sto verificando se è possibile drenare l’acqua dall’interno per rallentare il processo e poi utilizzare una particolare tecnica del nord Europa per salvarli».

E dopo (i lavori dovrebbero concludersi entro la settimana) cosa succederà, per citare la domanda posta su Facebook da Roberto Mannocci? L’Opera delle Mura sta aspettando un contributo di 600mila euro dalla Regione, proprio per procedere al reimpianto degli alberi. I “sostituti” molto probabilmente saranno ancora tigli, anche se su questo si aprirà un tavolo con la Soprintendenza per valutare gli aspetetti storici, ambientali e monumentali.

Con una complicazione in più: potremmo non vedere più il “doppio filare” di tigli, l’unico di tutta la Circonvallazione. Per motivi di sicurezza, infatti, il codice della strada prevede che gli alberi debbano essere collocati a distanze stabilite, più grandi di quelle attuali.

«Però - precisa Lunardini - per il viale di Circonvallazione vale il vincolo monumentale. Si tratterà insomma, da capire quale sia l’interesse prevalente. Ma questa è una faccenda che dovrà essere dipanata a Roma, a livello di ministeri».

Ma a cosa è dovuta una situazione così critica, che non fa che “doppiare” quella dei platani di piazza Napoleone o, ancora prima, delle Mura? «Purtroppo - conclude Lunardini con una punta di amarezza - scontiamo oggi la pessima manutenzione degli ultimi decenni. E ora siamo davanti a una scelta: non dobbiamo pensare solo a noi, ma anche a quello che lasceremo alle future generazioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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