Il Tirreno

Lucca

Senza di lei non aveva più senso vivere

di Luca Tronchetti e Andrea Giorgi
Senza di lei non aveva più senso vivere

Mirko Angelini non ha retto alla morte della moglie. L’incidente fu causato dagli occhiali caduti nell’abitacolo dell’auto

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LEONARDO IN TREPONZIO. Un paio di occhiali da vista caduti sul tappetino della Laguna avevano cambiato per sempre la sua vita. Privandolo del suo grande, unico e immenso amore: l’adorata moglie Francesca. Quel gesto istintivo di chinarsi un secondo per raccoglierli mentre si trovava al volante era stata la causa del drammatico fuoristrada avvenuto nella tarda mattinata del 3 agosto scorso tra Camporgiano a Puglianella in Garfagnana. E il suicidio di ieri matina (della vicenda parliamo più diffusamente nelle pagine regionali) è tristemente riconducibile a quell’infausto giorno.

Mirko Angelini, 51 anni, stimato rappresentante della Renault, lo aveva raccontato con le lacrime agli occhi prima di Ferragosto alla polizia giudiziaria e al magistrato incaricati di far luce sul tragico sinistro costato la vita a Francesca Pierotti, 44 anni, ricercatrice del Sant’Anna di Pisa e con importanti collaborazioni con il Cnr. La legge è legge e non concede deroghe ai sentimenti. E il 9 agosto i carabinieri gli avevano notificato un avviso di garanzia. Era indagato per omicidio colposo in conseguenza dell’incidente stradale costato la vita a Francesca. Un atto dovuto che contribuiva, semmai ce ne fosse stato bisogno, ad alimentare il dolore per la perdita della persona più importante della sua vita.

Qualche giorno dopo, alla vigilia di Ferragosto, Angelini era stato sentito dagli inquirenti in merito alla dinamica del sinistro. E aveva spiegato - intervallato dai singhiozzi disperati - perché l’auto che guidava era finita nella scarpata senza traccia di frenata. Una distrazione. Una sola, ma fatale. E quegli occhiali «maledetti» erano stati ritrovati - dai soccorritori che avevano tirato la Laguna su dalla scarpata - incastrati in fondo alla pedaliera. Segno, semmai ce ne fosse stato bisogno, che il racconto era coincidente e concordante con l’essenza dei fatti.

Senso di colpa o infinito amore. Dell’inchiesta della magistratura a Mirko Angelini poco importava. Sin dal giorno in cui aveva realizzato che la donna della sua vita lo aveva lasciato per sempre non si era più dato pace. Straziante le scene al funerale della moglie.

«Senza di lei non posso più vivere» il macabro refrain che come un automa continuava a proferire ad amici, parenti e conoscenti. Da una parte il senso di colpa per quella morte che lui si attribuiva in modo ossessivo, dall’altra quell’amore sterminato per la consorte perduta che gli aveva offuscato la mente facendo perdergli quel senso di responsabilità verso i figli. «Era perso senza di lei - racconta un amico di famiglia - Un amore viscerale, unico per i tempi in cui viviamo. Dopo la disgrazia ci siamo rivisti diverse volte, ma lui ripeteva ostinatamente di volere raggiungere in fretta la sua Francesca. Senza di lei la vita non aveva più alcun senso e niente lo poteva risollevare».

I funerali. I funerali non sono ancora stati fissati. Troppo sconvolti i parenti per poter decidere in 24 ore. Il magistrato ha dato subito il nullaosta per la sepoltura. Ma, probabilmente, le esequie non si terranno prima di lunedì. Un rito funebre identico a quello di Francesca Pierotti al cimitero di San Leonardo in Treponzio alla presenza di don Giancarlo Da Valle, amico di famiglia.

Un paese sotto shock. La famiglia Angelini viveva in una bella casa con giardino vicino alla chiesa di San Leonardo in Treponzio e ad un altro nucleo di abitazioni. Gente cordiale che si vuole bene e si aiuta vicendevolmente. Tutti sono rimasti impietriti alla notizia - a distanza di 19 giorni - del suicidio di Mirko Angelini. Erano le 11,30 quando il suono assordante delle ambulanze e le sirene delle auto dei carabinieri ha rotto la quiete che regna in paese. L’autolettiga si ferma davanti alla casa e i militari di Pieve di Compito entrano nel giardino. Ma per Mirko Angelini ormai non c’è più nulla da fare. Lui ha raggiunto la sua pace.

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