Finanza
Slot machine bandite al Momus Café
«Danneggiano chi gioca e anche le nostre attività». La nuova gestione partecipa alla iniziativa del nostro giornale
LUCCA. Nella vecchia gestione, le slot machines occupavano tutta la parte finale del locale di Piazza Santa Maria. Ma da quando, due anni e mezzo fa, Antonio Zappelli e la sua famiglia, hanno deciso di acquistare la pasticceria per ristrutturarla e cambiarle nome in Momus Cafè, per quelle macchinette non c’è più stato spazio. Al loro posto, oggi sorgono il bagno e il bancone che, più grande del precedente, sembra voler sottolineare ancora una volta la loro filosofia.
«Da titolare, non voglio che la gente entri nel mio negozio perché attirato da quegli strumenti mangia-soldi. Al contrario, desidero che lo scelgano per ciò che offro, per la qualità del mio prodotto – sostiene Antonio Zappelli –. Non abbiamo avuto mai alcun dubbio sul fatto di toglierle».
All'inizio, qualcuno ha chiesto spiegazioni. Quei vecchi abitudinari che, fra quelle mura, avevano fino ad allora buttato stipendi e pensioni a suon di monetine, in principio, hanno fatto qualche storia. Qualcuno, fra i più accaniti giocatori, ha addirittura lasciato il locale per non farvi più ritorno.
«Questa decisione non ci ha toccato granché – spiega il proprietario – la nostra è stata una scelta etica. Le slot sono soltanto un modo per impoverire chi già è povero e, soprattutto in tempi come quelli in cui stiamo vivendo, noi non vogliamo rendercene complici. Chiunque dovrebbe prendere coscienza di questo».
Una posizione salda, chiara e irremovibile che trova conferma nella partecipazione del Momus Cafè alla campagna de Il Tirreno “#toscananoslot”.
«Basta fermarsi un attimo nei bar che ancora dispongono di videopoker per rendersi conto dell’assurdità di questo meccanismo infernale».
Sempre le stesse persone, con le stesse facce, gli stessi sguardi persi di chi, con un gesto ormai automatico, si fruga in tasca e lascia cadere gli spiccioli nella gettoniera.
«Affidano i loro soldi al caso, riponendo in quella giocata la stessa speranza di quella precedente, andata male. Un circolo vizioso, da cui nessuno esce in attivo. Perché tenere un oggetto che va a danno del cliente e dell’attività?».
Già, perché secondo Antonio Zappelli, le slot machines vanno a scapito anche degli esercizi stessi.
«Non è solo una questione di immagine – afferma –. Chi gioca ed ha pochi soldi a disposizione, spende necessariamente meno per la colazione, così da avere più denaro da scommettere. E’ un po’ quello che avviene con i Gratta e Vinci che spesso si trasformano in una forma analoga di ludopatia: in diversi comprano costantemente i biglietti da venti euro, rinunciando magari al caffè o al pezzo dolce».
Consapevole di essere, con la sua scelta, solo una goccia nell'oceano, Antonio Zappelli, è deciso a proseguire per questa strada, mentre si augura di riuscire a portare dalla sua parte anche qualche collega in più.
«Il nostro l’abbiamo fatto – dice –. So che non tutti sono dello stesso parere e che, in molti, tirano a guadagnare quel che possono anche sulle macchinette. Per questo, le campagne di sensibilizzazione non bastano mai. Tutti i titolari di attività come la mia, dovrebbero fare un tentativo e constatare i miglioramenti di una decisione di questo genere.
«ualcuno sostiene di poter arginare il problema tenendo d’occhio il cliente e allontanandolo dal video quando comincia ad esagerare. Ma diventa sgradevole per entrambi e poco risolutivo, dal momento che potrebbe uscire e dirigersi in un secondo bar che dispone di slot. Questa dipendenza poi, non viene mai da sola e molto spesso si accompagna con eccessi di alcol e manifestazioni di disagio. La questione va risolta alla radice, per quanto possibile».
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