Il Tirreno

Lucca

All’ospedale ancora un caso di stupro

All’ospedale ancora un caso di stupro

La task force del codice rosa è impegnata nell’assistenza alle vittime e nella raccolta di prove

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. «Non c'è niente che possa giustificare uno stupro». Lo dice con convinzione la ginecologa Mariella Lenci, una delle prime ad aver organizzato la task-force del “codice rosa” insieme al primario di pediatria, Raffaele Domenici. Ci riceve al San Luca, è appena uscita da una notte travagliata di soccorso a una giovane donna vittima di abuso sessuale. «Proprio stanotte ci siamo occupati di un caso di stupro – racconta – come ginecologa del codice rosa seguo solo ed esclusivamente la violenza sessuale. Troppe volte mi sento dire, soprattutto davanti a uno stupro, frasi del tipo: “va beh, ma quella era ubriaca o sotto effetto di droghe, chi sa cosa sarà successo, chi sa che avrà fatto”; oppure: “quella tipa è una tossica, la conosciamo tutti”. Purtroppo il pregiudizio è ancora troppo diffuso e quello su cui noi riusciamo a intervenire è solo la punta di un iceberg. C'è molto sommerso quando si parla di violenza, specialmente violenza sessuale, perché entrano in atto meccanismi come la vergogna o il senso di colpa. Se poi la vittima è un minore, prima di denunciare deve aver già superato il filtro forte della famiglia». Anche per quanto riguarda l'abuso sessuale le denunce sono aumentate da quando è entrato in funzione il “codice rosa”. La vittima è generalmente donna, giovane, con un'età compresa tra i 30 e i 40 anni. L'aggressore, invece, di solito è un conoscente che fa parte del gruppo di amici. «L'ultima ragazza – continua Lenci – che ho seguito è stata violentata da un uomo che aveva conosciuto la sera stesso dell'accaduto. Il fatto molto spesso viene compiuto all'uscita delle discoteche. A volte la vittima è lucida e si trova coinvolta in una violenza di gruppo». La violenza sessuale può essere procedibile d'ufficio in due casi: se viene commessa su un minore fino a 14 anni e se è di gruppo. Per il resto è la vittima a dover presentare denuncia: ci sono sei mesi di tempo e una volta depositata non può più essere ritirata. «In sei mesi eventuali segni di lesione spariscono – conclude la ginecologa – ecco perché la documentazione è importante. L’associazione ginecologi italiani ha stabilito modalità d'intervento per riconoscere e assistere le vittime di violenza sessuale. Quando ci troviamo di fronte a una donna violentata le chiediamo cosa sia successo, la dinamica dell'evento e quante più informazioni riesce a ricordare. Dopodiché procediamo con la visita, facciamo la profilassi e somministriamo la pillola del giorno dopo». (n.d.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze