Finanza
Crolla un vecchio magazzino alla stazione
Afuoco il deposito dismesso, ricovero di immigrati. Vicinissimo ai binari, conteneva anche una bombola del gas
LUCCA. C’era anche una bombola del gas, che fortunatamente non è esplosa, all’interno del magazzino dismesso dalle Ferrovie dello Stato. Un capannone lungo 90 metri quadrati e largo 18, andato a fuoco nella notte tra domenica e lunedì, gemello dell’altro residuato che si trova accanto. Fabbricati con tetto in laterizio e travi portanti in legno costruiti nei primi anni del Novecento e divenuti da diverso tempo ricovero di immigrati senza speranza. Quella bombola, collegata a un fornello andato distrutto nel rogo, serviva a riscaldare il cibo degli extracomunitari che in questa fredda estate avevano trovato il luogo ideale dove trascorrere la notte. Secondo la polizia sino a qualche anno fa erano immigrati di origine marocchina a soggiornare nell’ampio magazzino abbandonato. Ma ultimamente in quel contenitore che cade a pezzi trovavano rifugio dei romeni. E potrebbero essere stati proprio quegli ospiti indesiderati a provocare, involontariamente, l’incendio che ha devastato il vecchio magazzino abbandonato e nella disponibilità del Comune.
Per gli inquirenti - che adesso cercano conferme dalle telecamere installate nei paraggi - quel rogo notturno potrebbe essere stato originato dall’accensione di un fuoco da parte degli occupanti il fabbricato. Forse volevano scaldarsi, ma non sono riusciti a controllare le fiamme che in poco tempo hanno attaccato il materiale stoccato all’interno, in prevalenza tavoli in legno, consentendo agli inquilini abusivi di darsi alla fuga. Nel febbraio 2005 a un immigrato marocchino - Adil Harmouch, 32 anni, in regola con il permesso di soggiorno - andò assai peggio: la baracca-rifugio nei locali dell’ex oleificio Bertolli, dietro ai Macelli, prese fuoco e per lui non ci fu scampo. Morì semicarbonizzato.
Le indagini. La questura prima di concentrarsi sulla pista dell’incendio colposo vuol verificare - attraverso il rapporto dei vigili del fuoco - se all’interno dello stabile non vi fosse un innesco. Liquido infiammabile, taniche e tracce simili da far propendere gli investigatori verso un’ipotesi dolosa al momento però non ne sono state trovate. Soltanto dopo le lunghe operazioni di bonifica dei pompieri sarà possibile escludere l’ipotesi di un incendio appiccato volontariamente dalla mano dell’uomo. Su quell’edificio c’era il vincolo della Sovrintendenza, ma con il rogo notturno quel vincolo cade automaticamente.
L’allarme. Sono le 5,30 del mattino quando al centralino di via Barbantini arriva una telefonata. «Va a fuoco un vecchio magazzino alla stazione».
Partono due squadre dei pompieri con una in supporto che arriva da Viareggio. Le fiamme sono già alte e il capannone che brucia è a 200 metri dai binari. Il tetto viene giù di lì a poco e dentro bruciano scrivanie, sedie, armadietti e scaffalature in alluminio. Tutta roba dismessa dalle Ferrovie. Polfer e polizia scientifica transennano l’area e impediscono l’accesso.
Sono le 7,30 quando i vigili del fuoco circoscrivono il rogo impedendo alle fiamme di attaccare il magazzino vicino e quello dalla parte opposta.
Degrado e controlli. Una zona degradata quella dell’ex scalo merci. Abbandonata e alle mercé della microcriminalità. «Ma i controlli li facciamo e continueremo a farli anche in futuro. - sottolinea il questore Claudio Cracovia - Dopo i furti sulle auto in sosta nel parcheggio Metro abbiamo individuato i possibili autori che sono stati denunciati e allontanati».
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