Sicurezza
Fallimento per le officine Quilici ma i lavoratori sono al sicuro
La sentenza del tribunale sulla ditta di Anchiano che aveva provato la strada del concordato I dipendenti sono stati riassorbiti dalla Qmech con la formula dell’affitto del ramo d’azienda
BORGO A MOZZANO. Il Tribunale di Lucca ha decretato il fallimento delle officine meccaniche Quilici, ad Anchiano. Si tratta, però, di un passaggio che non dovrebbe incidere nel futuro dei dipendenti (quasi una trentina) che faceva capo all’azienda con sede in via del Pianello: la produzione dell’azienda meccanica, infatti, è stata rilevata già da tempo dalla Qmech. Che ora dovrebbe subentrare in tutto e per tutto alla vecchia azienda e - anzi - ha in vista anche propositi di espansione nel settore.
Inizialmente la procedura scelta era stata quella del concordato preventivo. Ma poi le condizioni economiche hanno fatto prevalere l’ipotesi del fallimento. Un’eventualità che non preoccupa più di tanto Mauro Rossi, segretario della Fiom di Lucca che ha seguito l’ultima fase della vertenza: «Non ci dovrebbero essere ripercussioni sui dipendenti - spiega il sindacalista -. Ora probabilmente la Qmech chiederà il prolungamento dell’affitto d’azienda per poi subentrare durante la liquidazione dell’azienda».
Le officine meccaniche Quilici nascono nel gennaio 2000 e lo stato di crisi si manifesta nel 2012 quando il vertice aziendale ha manifestato l’intenzione di mettere la società in accomandita semplice in liquidazione. Il 27 luglio, nel mezzo della crisi industriale, la decisione di mettere in cassa integrazione guadagni per 12 mesi i 46 dipendenti (oggi scesi di numero). Intanto, a settembre dello stesso anno, Quilici e Qmech firmano un accordo fondamentale per i lavoratori, visto che ha consentito a una parte dei dipendenti delle officine meccaniche di Anchiano (18 lavoratori) di poter svolgere la loro attività nel sito di Renaio (Coreglia Antelminelli).
I contratti dei lavoratori con la Qmech erano intanto stati stipulati a tempo determinato, proprio per non perdere le garanzie della mobilità rispetto al precedente datore di lavoro.
La crisi delle officine meccaniche era legata al rapporto con la Nuova Pignone, il cliente principale se non unico della società della Media Valle. Il mancato incasso di crediti nell’ordine del 50% dell’attivo societario aveva portato l’amministratore delegato Pierantonio Quilici, 78 anni, a mettere in liquidazione l’azienda. Durante la fase pre-concordataria le officine meccaniche erano state autorizzate a non versare la seconda rata dell’Imu (8mila euro) e smaltire rifiuti ammassati nel piazzale dell’impresa attraverso l’affidamento del servizio a due aziende della provincia per un corrispettivo di 1300 euro.
Ora questo passaggio in tribunale che, comunque, non dovrebbe provocare scossoni e, anzi, potrebbe aprire prospettive nuove per un’importante realtà della Mediavalle.
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