Proteste
Quel bambino scosso e la sindrome “ignorata”
LUCCA. Sindrome del bambino scosso, i risultati della risonanza magnetica non lasciano dubbi. La scheda nera è appoggiata alla luce, si distinguono i due emisferi cerebrali, ma qualcosa non va. I...
LUCCA. Sindrome del bambino scosso, i risultati della risonanza magnetica non lasciano dubbi. La scheda nera è appoggiata alla luce, si distinguono i due emisferi cerebrali, ma qualcosa non va. I sospiri diventano d'un tratto più frequenti, qualcuno deglutisce per trattenere l'incredulità. L'emisfero sinistro è nero per metà, tanto da sembrare più piccolo di quello destro. Non è una malformazione né un errore della macchina. È sangue. È un grande ematoma che si è esteso tanto da coprire quella parte di cervello.
Il cervello di un bambino di cinque mesi. Luca, lo chiameremo così, arriva al pronto soccorso di Lucca in braccio ai genitori, visibilmente scossi. Dicono che il piccolo è caduto, scivolato dalle mani, forse ha battuto la testa. Sulle gambe e sulle braccia, però, ci sono dei lividi che insospettiscono i medici. Da lì a poco viene attivata la procedura del codice rosa, lo visitano e poi quella risonanza, che fa calare il gelo nella stanza. Sindrome del bambino scosso, né più né meno. Dall'inglese “shaken baby syndrome”, in gergo medico “sbs”, cioè i danni celebrali interni che un bambino subisce quando viene scosso violentemente, con o senza il contatto su una superficie dura. Una problematica di cui si sa poco o niente. E invece parlarne è importante per almeno tre motivi: molti genitori, babysitter o altre figure che si occupano dei piccoli non sono consapevoli dei danni neurologici derivanti dallo scuotere con violenza un neonato; la Sbs è molto più diffusa di quanto si pensi e rappresenta un grave abuso sui minori, oltre che una progressiva diminuzione delle sue potenzialità, fino a poterne causare la morte; parlarne può servire a prevenire.
«Non scuotete mai un bambino. Questo gesto può procurargli la morte». Lo dice e lo ripete senza esitazione la dottoressa Piera Banti, referente del codice rosa per la Asl. Il suo è un appello accorato e sentito, una richiesta esplicita rivolta a tutti coloro che hanno a che fare con i più piccoli. «I danni possono essere irreversibili – racconta - Lo scossone è un vero colpo di frusta, procurato dall'adulto quando scuote violentemente il piccolo tenendolo per il torace o per le estremità, in genere per cercare di farlo tacere se continua a piangere. In un neonato, quella scarica di violenza può determinare conseguenze gravi, evidenziabili immediatamente o anche a distanza di mesi, se non addirittura anni, dal trauma. Gli effetti più devastanti consistono nella rottura dei vasi del collo che portano sangue al cervello. Le emorragie, conseguenti al sanguinamento, premendo sul cervello, possono causare crisi convulsive o danni cerebrali rilevanti, se non addirittura paralisi. Se le emorragie arrivano a livello della retina un bimbo può addirittura perdere la vista, completamente o soltanto in parte. E se questa diagnosi non viene fatta c'è il 35 per cento di possibilità che l'evento si ripeta e il 5/10 per cento che il bambino torni in ospedale morto».
Al pronto soccorso arriva di tutto, il codice rosa viene attivato esclusivamente per le vittime di violenza. «In prevalenza sono donne e bambini, quando ti trovi di fronte a situazioni del genere è difficile controllare le emozioni e mantenere il distacco- La violenza sui minori può verificarsi in situazioni dove anche la mamma è vittima di maltrattamenti da parte del marito o del compagno». (n.d.)
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