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Lucca

Il ministro Giannini non convince i precari

Il ministro Giannini non convince i precari

Gli insegnanti lucchesi freddi sull’incontro avuto a Marina di Pietrasanta «Abbiamo bisogno di risposte, non di sentirci dire di rivolgerci alla procura»

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LUCCA. Il ministro dell’istruzione Stefania Giannini non ha convinto i precari lucchesi, che l’hanno incontrata a margine dell’appuntamento al Caffè della Versiliana, a Marina di Pietrasanta.

Il ministro, rispondendo a Scilla Chelli, pracaria nella graduatoria a esaurimento dal 2007, ha riconosciuto che «ci sono stati fenomeni un po strani come Lucca e Torino ma il problema è purtroppo fisiologico, ci vuole molto tempo e il governo sta facendo il massimo. Ciò che è possibile fare è scindere il dato irregolare in quanto vi sono persone che in virtù di una legge 104 assegnata in maniera truffaldina non legittima, in virtù di punteggi acquisiti in maniera sempre truffaldina, hanno accumulato punteggi anomali. Ma queste questioni riguardano la Procura della Repubblica».

Ma questo non basta non può bastare ai docenti lucchesi: «Noi - scrivono - abbiamo bisogno di risposte importanti non di sentirci dire che delega il controllo dei punteggi alla Procura, procedimento di esposto che comunque i precari consegneranno in ogni provincia visto anche l'ultimo caso di irregolarità scoperto dalla Guardia di Finanzia in piccolo paesino di Foggia, dove le false insegnanti di sostegno pagavano anche fino a 13mila euro per un titolo. Quello che è raccapricciante è che venivano vendute dalla vigilessa del paese e a riguardo dell'evento, le precarie sostengono che il sistema va smantellato da dentro. La veridicità dei titoli va controllata ma non al momento del ruolo dopo anni di servizio pagati dai noi cittadini ma subito, al momento dell'inserimento nelle graduatorie.

«É importante - proseguono - fidarsi delle persone ma a questo punto è necessario controllo fermo e giustizia pesante. Soprattutto in un momento di crisi economico-sociale come questo, dove ci sono persone che continua ancora ad affidarsi alla legalità perchè credono in essa. I precari abbastanza demoralizzati in ultima battuta ricordano al Ministro la parola continuità e il dovere legittimo per il vero protagonista della scuola ovvero, il bambino ad avere una stabilità in un momento assolutamente importante per la sua formazione ma, ella risponde senza mezzi termini che tal parola non è quella che aiuterà a risolvere il problema. Noi precari contestiamo la sua risposta ricordando che questo paese sta pagando sanzioni pesantissime alla comunità europea per la non stabilizzazione dei precari, visto che cattedre libere ce ne sono ed anche molte, ogni anno. Noi vogliamo esser tutelate, tutte. Da nord a sud. Basta con le scuole paritarie, basta con le autocertificazioni fasulle e basta nel non considerare più bambini ed adolescenti nella nostra scuola».

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