Il Tirreno

Lucca

Il fiume si è mangiato i campi coltivati

di Nadia Davini
Il fiume si è mangiato i campi coltivati

Cambiato il corso del Serchio da Ponte a Moriano verso Lucca: acqua nei frutteti, boscaglia nell’alveo abbandonato

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LUCCA. C’èr una parte di parco fluviale che anno dopo anno viene progressivamente mangiata dall'acqua del Serchio. Mangiata, inghiottita, portata via dal fiume. In una parola: sparita. Così dove c'erano campi coltivati, ulivi e golene ora scorre il fiume. Strapiombi pericolosi, a picco sul corso d'acqua, hanno preso il posto dei sentieri e delle aree a disposizione degli abitanti per fare il bagno e prendere il sole.Il parco fluviale che si sviluppa tra San Cassiano di Moriano e San Quirico di Moriano, costeggiando idealmente la strada provinciale del Morianese, è insicuro. Instabile, mutevole, in balia delle piene, delle alluvioni e dell'erosione. Lasciato a se stesso per troppo tempo, in un paio d'anni ha perso quindici metri buoni di terra e l'acqua sta spolpando gli argini, privi di cura e manutenzione.

Il colpo d'occhio è efficace guardando il corso del fiume dal ponte Carlo Alberto Dalla Chiesa, in direzione Lucca. «Il Serchio ha cambiato il proprio percorso – spiega Marinella Poli, presidente del comitato paesano Morianese, Murrius –. Ce l'ha detto chiaramente il dirigente della Provincia, Gennarino Costabile. E da qua, dal ponte, si vede bene: prima l'acqua correva dritta, ora curva e batte sulla sponda destra, quella che costeggia il Morianese, portando via terra, ciottoli, alberi, campi, strade. Ogni volta che piove tanto e più abbondantemente del solito le conseguenze sono immediate: basta andare il giorno dopo sul fiume per notare che un albero non c'è più o che un pezzo di terra è cascato giù».

I campi arrivavano fino a metà dell'attuale corso d'acqua, c'erano uliveti, campi coltivati, acacie: ora acqua e canneti. Di fronte, sull'altro lato, si vede un bosco. «Ecco proprio là dove c'è il bosco – continua Poli – correva il fiume. Ora invece l'acqua curva e arriva su questa sponda. Le ultime alluvioni hanno mangiato tutto e al posto dei vigneti e degli uliveti sono sorti i canneti. A San Quirico di Moriano, poi, il fiume stringe di parecchio e quando ci sono le piene allaga tutto». Dove c'era la strada ora c'è lo strapiombo. Una transenna con il cartello di divieto di accesso segnala il pericolo: la strada, infatti, di colpo si interrompe e salta dritta nel fiume.

Il conteggio dei danni dell’ultima alluvione nella zona non è ancora finito. La Comunione Ereditaria di via Cava Nadia, che serve quotidianamente quattro ristoranti di Forte dei Marmi, ha un conto impietoso: 5mila fagioli, 1.600 zucchini, 3mila piante di pomodoro, 5mila lamponi, 2mila melanzane, 3mila piante di sedano persi. «Tutti i giorni, compreso la domenica – racconta il proprietario – riempivamo due furgoni di ortaggi da portare ai quattro ristoranti. Sono venti giorni che non so più come rifornirli». Non va meglio a Marco Micheli, dell'omonima azienda agricola. Una media stagionale di 200 quintali di pomodori ridotta quest'anno a 20 quintali sì e no. «Il grosso del mio lavoro si concentra da metà aprile a metà settembre. Con questi danni sono in ginocchio».

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