Il dolore
Il fiume si è mangiato i campi coltivati
Cambiato il corso del Serchio da Ponte a Moriano verso Lucca: acqua nei frutteti, boscaglia nell’alveo abbandonato
LUCCA. C’èr una parte di parco fluviale che anno dopo anno viene progressivamente mangiata dall'acqua del Serchio. Mangiata, inghiottita, portata via dal fiume. In una parola: sparita. Così dove c'erano campi coltivati, ulivi e golene ora scorre il fiume. Strapiombi pericolosi, a picco sul corso d'acqua, hanno preso il posto dei sentieri e delle aree a disposizione degli abitanti per fare il bagno e prendere il sole.Il parco fluviale che si sviluppa tra San Cassiano di Moriano e San Quirico di Moriano, costeggiando idealmente la strada provinciale del Morianese, è insicuro. Instabile, mutevole, in balia delle piene, delle alluvioni e dell'erosione. Lasciato a se stesso per troppo tempo, in un paio d'anni ha perso quindici metri buoni di terra e l'acqua sta spolpando gli argini, privi di cura e manutenzione.
Il colpo d'occhio è efficace guardando il corso del fiume dal ponte Carlo Alberto Dalla Chiesa, in direzione Lucca. «Il Serchio ha cambiato il proprio percorso – spiega Marinella Poli, presidente del comitato paesano Morianese, Murrius –. Ce l'ha detto chiaramente il dirigente della Provincia, Gennarino Costabile. E da qua, dal ponte, si vede bene: prima l'acqua correva dritta, ora curva e batte sulla sponda destra, quella che costeggia il Morianese, portando via terra, ciottoli, alberi, campi, strade. Ogni volta che piove tanto e più abbondantemente del solito le conseguenze sono immediate: basta andare il giorno dopo sul fiume per notare che un albero non c'è più o che un pezzo di terra è cascato giù».
I campi arrivavano fino a metà dell'attuale corso d'acqua, c'erano uliveti, campi coltivati, acacie: ora acqua e canneti. Di fronte, sull'altro lato, si vede un bosco. «Ecco proprio là dove c'è il bosco – continua Poli – correva il fiume. Ora invece l'acqua curva e arriva su questa sponda. Le ultime alluvioni hanno mangiato tutto e al posto dei vigneti e degli uliveti sono sorti i canneti. A San Quirico di Moriano, poi, il fiume stringe di parecchio e quando ci sono le piene allaga tutto». Dove c'era la strada ora c'è lo strapiombo. Una transenna con il cartello di divieto di accesso segnala il pericolo: la strada, infatti, di colpo si interrompe e salta dritta nel fiume.
Il conteggio dei danni dell’ultima alluvione nella zona non è ancora finito. La Comunione Ereditaria di via Cava Nadia, che serve quotidianamente quattro ristoranti di Forte dei Marmi, ha un conto impietoso: 5mila fagioli, 1.600 zucchini, 3mila piante di pomodoro, 5mila lamponi, 2mila melanzane, 3mila piante di sedano persi. «Tutti i giorni, compreso la domenica – racconta il proprietario – riempivamo due furgoni di ortaggi da portare ai quattro ristoranti. Sono venti giorni che non so più come rifornirli». Non va meglio a Marco Micheli, dell'omonima azienda agricola. Una media stagionale di 200 quintali di pomodori ridotta quest'anno a 20 quintali sì e no. «Il grosso del mio lavoro si concentra da metà aprile a metà settembre. Con questi danni sono in ginocchio».
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