Il dolore
Il terrore fra le case: «Un boato fortissimo»
I racconti dei testimoni: l’aliante è caduto vicino a un parco giochi In tanti hanno visto l’ala spezzarsi e il tentativo di un’ultima manovra
CAPANNORI. «Ha presente un ventilatore al massimo della potenza? Bene, noi abbiamo sentito un rumore come quello, fortissimo. E poi abbiamo visto l’aereo che cadeva e siamo andati subito a vedere cosa fosse successo.
È mezzogiorno e mezzo ed è passata meno di un’ora dall’incidente dell’aliante partito da Tassignano e Marina è ancora sotto choc. Racconta a chi le sta attorno quello che ha visto, le sue sensazioni. E la paura per quello che sarebbe potuto accadere, visto che lì intorno ci sono tante abitazioni, e il parco pubblico a fianco di Artemisia.
«Io mi trovavo proprio all’interno del parco, insieme a un’amica - prosegue il racconto di Marina -, quando abbiamo sentito il rumore dell’aereo. Abbiamo visto l’ala staccarsi e il tentativo di uno dei piloti di aprire il paracadute. Abbiamo visto anche qualcos’altro uscire dall’aliante: speravamo fosse uno zaino o qualcosa del genere, ma poi abbiamo scoperto che era l’altro passeggerto. Alla fine c’è stato lo schianto, a pochissima distanza dal parco, dove c’erano anche bambini a giocare». Marina è stata una delle prime ad arrivare alla carcassa del velivolo e a trovarsi di fronte a una scena che difficilmente potrà dimenticare: un corpo, quello dell’istruttore Leonardo Ambrogetti, 55 anni, vicino ai resti dell’aereo. L’altro, quello dell’allievo 34enne Stefano Boschi, non visibile.
A ritrovarlo, qualche minuto più tardi, sarà Marco Acampora, del servizio anticendio e soccorso dell’aeroporto di Tassignano. «Appena abbiamo sentito la sirena d’emergenza siamo partiti - racconta -. La torre di controllo, che aveva vistoi l’aereo precipitare ci ha dato indicazione di dove cercare e abbiamo raggiunto il posto in pochi minuti, grazia alla strada interna dell’aeroporto». È stato subito evidente che per Ambrogetti non c’era niente da fare. «Dai racconti delle persone sul posto - prosegue Acampora - abbiamo saputo che c’era un altro passeggero. All’inizio abbiamo pensato che potesse essere caduto sulla linea ferroviaria (la stazione di Capannori è a poche decine di metri, ndr.), ma poi l’abbiamo trovato in mezzo all’erba».
Nel giro di qualche minuto la tranquillità di una domenica mattina assolata viene drammaticamente rotta e in via dell’aeroporto arrivano non solo i soccorsi e gli inquirenti, ma anche tanti residenti. E molti di loro hanno un pezzo di racconto da proporre, frammenti di una ricostruzione che si potrebbe mostrare molto utili anche per chi indaga sulla dinamica della tragedia.
Come Roberto Citti, che abita in via del Casalino e che al momento della caduta dell’aliante si trovava nella corte fuori casa: «Ho sentito un rumore strano, un forte fruscio - racconta -. Ho alzato gli occhi al cielo e ho visto l’aereo che stava precipitando e l’ala staccarsi. Ho detto a mia moglie di chiamare subito il 118 e poi ho sentito il boato, l’esplosione dell’impatto al suolo».
Il rumore è stato sentito anche da altri residenti del luogo, come Arturo Fambrini: «All’inizio ho pensato che potesse essere un camion. Oppure, come a volte succede a seconda di come gira il vento, che fosse stato provocato da un treno. Poi ho sentito diverse persone urlare e sono andato a vedere cosa stava succedendo».
Questa parte del comune di Capannori è abituata alla convivenza con il vicinissimo aeroporto. E, nel corso degli anni, non ci sono mai stati problemi particolare.
«Al massimo - ricorda Marta Ridolfi - è successo che dovessimo andare a soccorrere qualche paracadutista che, trascinato dal vento, finiva lontano dalla zona di atterraggio e magari si faceva male finendo su un albero».
Ma ora questo incidente cambia un po’ di cose. Perché la paura di quello che sarebbe potuto succedere se l’aliante fosse caduto sulle case o sul parco giochi non sarà facile da mandar via. E d’ora in poi chi alzerà gli occhi verso l’alto, sentendo un rumore strano, lo farà con un po’ di preoccupazione in più.
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