Finanza
Picchiata e minacciata: «Salva grazie alle mie figlie»
Storia di Stefania, assistita dal centro antiviolenza La Luna. Il suo appello alle donne maltrattate: «Dovete denunciare»
LUCCA. «La gonna al ginocchio no, stretta poi non se ne parla. Non si usa, in Italia». «Scalza in casa è indice di maleducazione». Per redarguire, mortificare la moglie, lui usava tutti i pretesti possibile. Quando non la picchiava, o la insultava, o la faceva sentire una nullità, urlandole che non sapeva essere né moglie, madre né donna. E lei era rassegnata, seppure fortissima. Avrebbe sopportato di tutto pur di mantenere il padre alle due figlie. Finché non sono state loro, bambine, a parlare alle maestre dei soprusi subiti dalla mamma. Da lì si è innescata la strada senza ritorno dal marito e padre padrone. Oggi Stefania - non è il suo vero nome ma quello con cui tutti la conoscono da quando vive a Lucca - è una donna che ha recuperato la sua vita e quella delle figlie, racconta nei locali del centro antiviolenza La Luna, in via delle Cornacchie 960 a San Vito, dove ha ricevuto un fondamentale sostegno. Stefania non vive più all’ombra del marito. Ha una laurea in economia e commercio; nel suo paese (l’Eritrea) a vent’anni poco più era una manager. Oggi per vivere fa le pulizie. E si sente «oggi più di prima una donna di successo. Mi hanno salvato le mie figlie».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
