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Nardi: idrovore sulla Freddana

Nardi: idrovore sulla Freddana

Il segretario dell’Autorità di bacino risponde a Baccelli: «Le opere realizzate hanno ridotto il danno»

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LUCCA. I grandi danni dell’ultima alluvione lungo la Freddana sono da imputarsi soprattutto alle difficiltà del reticolo minore. E per questo bisogna immaginare a interventi che partano soprattutto dall’installazione di nuove idrovore. È uno dei punti più significativi della lettera inviata dal segretario dell’Autorità di bacino del Serchio, Raffaello Nardi, al presidente della Provincia Stefano Baccelli che, nei giorni successivi agli eventi del 21 luglio aveva sollevato dubbi sulle opere realizzate nel corso degli anni lungo il corso d’acqua.

«Gli interventi idraulici effettuati sul torrente Freddana dal Genio civile prima e dalla Provincia di Lucca poi, successivi all'alluvione del 9 giugno 1992 (casse di espansione e sovralzo e rinforzo degli argini) - scrive Nardi - hanno limitato i danni dell'evento, specialmente nel territorio della bassa valle. Non è quindi da rimettere in discussione il complesso delle sistemazioni e dei progetti fatti in questi anni sul torrente (compresa la cassa del Guercio) che mantengono ancora oggi la loro validità e coerenza rispetto agli obiettivi di sicurezza».

Secondo il professor Nardi «i danni che si sono verificati sono dovuti in gran parte all'insufficienza dello smaltimento delle acque del reticolo idraulico minore, alla mancata tenuta di pochi tombini e scoli minori e al rigurgito indotto da alcuni ponti, eccessivamente sollecitati dal trasporto solido. È opportuno quindi considerare la necessità di realizzare in alcune aree opportune idrovore che operino nel tratto da Mutigliano alla confluenza in Serchio. In tal senso confermo la massima disponibilità dell'Ente che dirigo a collaborare con gli uffici provinciali per individuare ulteriori interventi di mitigazione del rischio nelle aree colpite».

Nardi poi spiega anche la sua posizione sulla questione dei “tempi di ritorno” delle piene: «Nel corso degli anni mi sono scontrato con la necessità di difendere costruzioni e infrastrutture, fatte anche dove non si doveva, attraverso opere strutturali che inevitabilmente rappresentano un compromesso tra livelli di sicurezza e disponibilità di aree e di risorse economiche. Da questa esperienza nasce la riflessione che sto conducendo in merito ai tempi di ritorno. Come noto agli addetti ai lavori, oggi il tempo di ritorno sul quale progettare le opere idrauliche è pari a 200 anni. Mi chiedo se, alla luce dei mutati eventi meteorologici, le cosiddette "bombe d'acqua" e a una sempre maggiore scarsità di risorse finanziarie, non sarebbe opportuno dimensionare le opere strutturali su un tempo di ritorno inferiore, ad esempio di trenta anni. Pertanto, con riferimento all'intero bacino del Serchio, rinnovo l'invito, esteso a te e a tutti gli Enti che operano per la difesa del suolo, a partecipare attivamente all'elaborazione del Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni che l'Autorità di bacino deve predisporre entro la fine del 2015. Eventi come quello del bacino della Freddana confermano che l'attività degli Enti deve essere condotta a partire da un politica di pianificazione condivisa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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