La manifestazione
Spese non giustificate, bufera sul Comune
Barga: la Corte dei Conti condanna il contabile a risarcire oltre duemila euro e manda gli atti alla procura per verificare la responsabilità degli amministratori
BARGA. Spese di rappresentanza non legittime per oltre 3.700 euro. E poi multe per infrazioni al codice della strada pagate con soldi comunali, mentre il trasgressore, pur essendo alla guida di un mezzo della pubblica amministrazione, avrebbe dovuto sborsare i soldi di tasca propria. Questi sono i due capi di accusa per i quali la sezione toscana della Corte dei Conti ha condannato al risarcimento dei danni all’erario Emanuele Renucci, economo del Comune di Barga dal 2006 al 2008. Ma i giudici contabili hanno fatto di più: hanno inviato il fascicolo alla Procura regionale della Corte dei Conti per valutare la responsabilità di amministratori e funzioanri comunali.
La decisione arriva dopo il “giudizio di conto” che la procura regionale aveva instaurato, come prassi, sulle entrate e uscite del Comune barghigiano. L’attenzione si è incentrata su alcune spese ritenute non legittime: quattro pagamenti di verbali per infrazione al codice della strada, un contributo offerto dal sindaco al parroco in occasione della Pasqua del 2008 e, soprattutto, per uscite qualificate come “spese di rappresentanza” che ammontavano a 484,80 euro per pranzi e 1.110,96 per rimborso spese viaggio nel 2006, 1.268 euro per pranzi nel 2007 e 1.967 euro per pranzi nel 2008. I rimborsi - bene specificarlo - venivano effettuati dopo che all’ufficio arrivavano i giustificativi, debitamente vistati.
Formalmente, dunque, nessun problema. Il punto è sulla legittimità: cioè se quelle spese possano ricadere nell’ambito dei costi che debbono essere sostenuti da un’amministrazione pubblica. Secondo quanto scritto dai giudici in sentenza, a “salvarsi” è senz’altro il contributo per il parroco. Che sarebbe sì «non imputabile alla collettività», ma che è anche stato un episodio unico e quindi non “colpevole”.
Discorso diverso per quanto riguarda le quattro multe: «La sanzione amministrativa - spiegano i magistrati in sentenza - di violazione del codice della strada grava sull’autore dell’illecito» e quindi l’importo complessivo di 445,96 euro non è “discaricabile”.
Ma il grosso della contestazione sta nelle “spese di rappresentanza”. E qui la questione si complica. Perché i giudici ripercorrono la giurisprudenza che prevede che le spese di rappresentanza sono legittime se assolvono «a una funzione rappresentativa dell’ente verso l’esterno, nel senso di essere idonee a mantenere o ad accrescere il ruolo e il prestigio» dell’ente. Inoltre, perché una spesa di questo tipo sia legittima, deve essere «prescritta da uno specifico regolarmente interno», deve essere rispondente ai fini istituzionali dell’ente e deve essere ben contabilizzata.
Ora, secondo il collegio giudicante, venti casi fra il 2006 e il 2008 (quindi durante l’amministrazione guidata da Umberto Sereni) non corrispondono a questi criteri, per una cifra complessiva di 3.720 euro. Per questo, alla fine, Renucci è stato condannato. Ma solo a pagare metà della cifra complessiva, cioè 2.083,75 euro su 4.167,50. I giudici, infatti, hanno spiegato che ci sono responsabilità «di altri soggetti non convenuti nel giudizio di conto e, cioè, degli amministratori e funzionari che hanno disposto e autorizzato le erogazioni illegittime». Proprio questi dovrebbero pagare l’altra metà della cifra. E, per individuarli, i giudici hanno trasmesso gli atti alla Procura.
Luca Cinotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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