Finanza
Amianto killer, sentenza ribaltata
Assolto in Appello l’ex legale rappresentante della Colged accusato della morte di tre operai
LUCCA. Le morti di tre operai alla ex Colged all’Arancio - una ditta che fabbricava stufe catalitiche utilizzando dal 1960 al 1982 amianto in fiocchi o crisolito - non dipesero dalla responsabilità di un legale rappresentante che rimase in carica per circa un anno e mezzo. Un lasso di tempo troppo breve per ricondurre alla sua negligenza i decessi provocati da «asbestosi» visto che le patologie legate alla malattia insorgono dopo molti anni (da 10 a 20). La Corte d’Appello di Firenze (presidente Anna Ruggiero) ribalta la sentenza di primo grado emessa nell’ottobre 2011 dal tribunale di Lucca riguardo all’amianto killer e apre quindi nuovi scenari in relazione a futuri procedimenti per episodi analoghi in Lucchesia e altrove. Viene quindi assolto per non aver commesso il fatto Giancarlo Riccomini, 86 anni, di Monte S. Quirico, difeso dall’avvocato Mario Andreucci, che dall’ottobre 1979 all’aprile 1981 ricoprì la carica di legale rappresentante della Colged (Costruzioni Lucchesi Gas Elettrodomestici) e dal 1981 al 1983 quella di socio accomandatario.
Sentenza ribaltata. In primo grado Riccomini venne condannato per omicidio colposo plurimo a 14 mesi di reclusione (pena sospesa) e al pagamento di una provvisionale (immediatamente esecutiva, ma impossibile da corrispondere alle vittime per la mancanza di mezzi economici da parte dell’imputato) di 50mila euro in favore delle cinque parti civili. Una condanna che l’ex amministratore ritenne ingiusta sin dal primo istante visto che lui stesso era stato coinvolto direttamente nella dolorosa vicenda vedendo morire per «asbestosi» anche il fratello che lavorava alla Colged come operaio.
La chiave di volta. La Corte d’Appello di Firenze ha riformato la sentenza di primo grado escludendo completamente ogni responsabilità penale di Riccomini in riferimento alla morte dei tre ex dipendenti Colged per mancanza del nesso di causalità. Sì, perché secondo i giudici d’appello, dalla perizia medico legale risulta che i tre operai pannellatori (Colasanti, Franceschini e Luschini) lavorarono in condizioni ambientali inidonee con esposizione all’inalazione di polveri d’amianto vent’anni prima della nomina di Riccomini ai vertici aziendali. Non solo. Nel periodo in cui Riccomini iniziò ad amministrare la Colged l’uso dell’asbesto cominciò a diminuire e l’amianto fu sostituito da altre fibre (lana di roccia, quarzo) sino al termine della produzione delle stufe catalitiche.
Fumatori incalliti. Dalla perizie medico legale emerge un altro particolare che aiuta la difesa dell’ex dirigente Colged. Due dei tre operai morti in un’età compresa tra i 50 e i 60 anni a causa di neoplasie o mesoteliomi erano fumatori incalliti. Dalle 20 alle 40 sigarette al giorno. E, stando alla perizia medico legale, le patologie da asbesto insorgono molti anni dopo l’esposizione e il fumo di tabacco potenzia enormemente l’effetto cancerogeno delle polveri d’amianto. «Il può concludere - sostengono i giudici di Corte d’Appello nella sentenza - che il comportamento di Riccomini non ha dato alcun apporto causale al decorso di una patologia mortale cagionata da un’esposizione iniziata più di 10 anni prima».
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