Finanza
Catasto, le case di pregio rischiano la stangata
Siamo al quarto posto in Italia per la discrepanza fra rendita e valore di mercato. Cecchetti: «Non vogliamo incassare di più, ma riuscire a e essere più equi»
LUCCA. Arrivano tempi duri per i proprietari di case con rendite da alloggio economico, ma che in realtà sono strutture di livello medio o alto: una ricerca del Sole-24 Ore dimostra che Lucca sarà una delle città dove più sarà violenta la “rivoluzione” del catasto, dopo che pochi giorni fa la commissione finanze del Senato ha dato il via libera al primo decreto attuativo. Nella classifica che mette in fila le città capoluogo per differenza tra il valore catastale medio di un immobile e quello di mercato (dati Nomisma), Lucca è ai piedi del podio. Quarta, dietro Pistoia, Pesaro e Messina, con una discrepanza del 252%: dai 91.739 euro di valore catastale a 323.437 reale. Discrepanza che si attesta al 226% per le abitazioni in classe A/3, il 55% del totale.
Il punto, spiega l’assessore al bilancio Enrico Cecchetti, non sta in un “rozzo” aumento del gettito: «Non è che se io incasso 100 e le rindite vengono rivalutate del 220% vado a incassare 320 - spiega Cecchetti -: piuttosto, io voglio rimanere a incassare 100, am con più equità». Proprio «equità» è la parola chiave: all’interno della torta del gettito Tasi e Imu (da mantenere uguale in virtù dell’invarianza di gettito), riuscire a dividere le fette in maniera tali che le più grandi provengano da chi possiede case di pregio, spesso in centro storico.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
