Il Tirreno

Lucca

Stalking, i mille volti della violenza

di Nadia Davini
Stalking, i mille volti della violenza

All’associazione Sos Angeli si rivolgono donne perseguitate, a volte inconsapevoli della gravità della situazione

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LUCCA. «Da quel giorno non trovo più la forza di vivere, mi ha annientata, vorrei potermi sfogare con qualcuno». «Mi chiama in continuazione, anche di notte. Sa sempre dove sono, lo trovo ovunque vada, mi controlla anche a distanza». «Conosce le password della mia posta elettronica e di Facebook. Si connette a mia insaputa, entra nel mio profilo e sbircia, indaga, commenta senza il mio permesso. Poi se qualcosa non gli torna mi fa scenate di gelosia, diventa aggressivo».

L'elenco potrebbe continuare: le testimonianze di violenze e di stalking raccolte da Simona Peri, psicologa e presidente dell’associazione Sos Angeli sono tante. Di donne maltrattate dal 2009 a oggi se ne sono viste sempre più. Negli ultimi dodici mesi (30 giugno 2013 - 1°luglio 2014) venti i casi seguiti, di cui undici nuovi e nove ereditati dal 2012. Richieste di aiuto che arrivano al numero verde dell'associazione (800 779 121 attivo 24 ore su 24), via email, dalla pagina Facebook Sos Angeli o attraverso conoscenza diretta.

A volte i casi drammatici emergono nel lavoro porta a porta che le operatrici dell'associazione svolgono. È successo anche a Olga Pierotti, tesoriera dell’associazione, che ha scoperto un caso di violenza andando a far visita a una signora che le aveva chiesto aiuto perché non aveva soldi per mangiare. «Di questa donna sapevo solo che era mamma di due figli e che si trovava in difficoltà economica – spiega Olga –. Sono andata a farle la spesa e gliel'ho portata, quando mi ha visto si è messa a piangere. I suoi ragazzi di 15 anni non mangiavano da due giorni. Piangeva e si sfogava: mi ha raccontato che il marito la picchiava, che alzava le mani anche sui figli e che dopo averla distrutta e isolata, l'ha buttata fuori di casa per stare con l'amante. Questa donna aveva ingoiato tutto, subito tutto: per quindici giorni aveva dormito in macchina, si lavava a casa di una vicina. Quando si tocca il fondo della miseria c'è da ricostruire ogni tassello della propria dignità».

Oltre al lavoro legato alla violenza sulle donne e sui minori, Sos Angeli raccoglie vestiti, giocattoli, materiale di cancelleria e scolastico per chi ne ha bisogno. Il numero verde offre servizio gratuito per l'ascolto telefonico e per ricevere informazioni; colloqui di prima accoglienza; consulenza e supporto specialistico; accompagnamento alle forze dell'ordine, in tribunale e ai servizi socio assistenziali sanitari.

«Non sta succedendo a me». Questa, spiega Simona Peri, «è la fase da cui passano tutte le donne vittime di violenza, soprattutto delle violenze che nascono e si ripetono nella coppia. La maggior parte delle donne che seguiamo sono italiane. Chi arriva qui non sa più dove sbattere la testa. A volte arrivano che hanno già presentato denuncia, altre no. Inizialmente fanno difficoltà ad ammettere il bisogno di un supporto psicologico, si concentrano solo sulla consulenza legale. Poi, mentre parlano, i paletti iniziano a cedere ed è lì che il lavoro delle operatrici diventa fondamentale e complesso». Oltre a informare queste persone sui loro diritti, continua, «c'è da ricostruire la persona, i bisogni, le necessità, le paure. Spesso le donne non denunciano perché non incontrano sul loro cammino operatori preparati. Di frequente si sottovalutano i segnali, se ci sono i figli il primo pensiero va alla paura di perderli. Il secondo al fatto che comunque sia quell'uomo violento è il padre del proprio bambino».

«E poi c'è la violenza assistita – conclude Simona Peri – dei bambini che vedono il babbo picchiare la mamma. È la violenza meno riconosciuta, più sottovalutata, ma oltre a essere un maltrattamento a tutti gli effetti, è anche quello che porta più conseguenze a livello psicologico, educativo e formativo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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