La manifestazione
Negozi, girandola di chiusure e aperture
Non resta quasi più niente dell’immagine della città che attirava clientela da tutti gli altri centri della Toscana
LUCCA. Continuano a cambiare rapidamente faccia le vie del centro storico destinate per storia e vocazione al commercio. Fino a tutti gli anni Ottanta resistevano in via Fillungo e dintorni negozi tradizionali, a conduzione familiare, di grande gusto. Solo quando, per raggiunti limiti di età e mancanza di ricambio generazionale, i gestori gettavano la spugna era possibile notare qualche cambiamento. Poi, prepotenti, sono cominciate ad arrivare le grandi catene disposte a pagare qualunque prezzo per affacci nelle vie del quadrilatero d’oro. Rapidamente, le catene hanno fatto impazzire il mercato dei fitti che oggi lascia inesorabilmente fuori o caccia chi non si può permettere pigioni da 5 mila euro al mese e più.
Ecco allora che, complice la crisi e lo spopolamento dei residenti dentro le Mura, non si fa altro che assistere ad un ricambio continuo di gestioni e, di conseguenza, di immagine delle vie del centro, sempre più uguali a quelle di altre città assai meno belle. Fattori che inducono tanti lucchesi abbienti a recarsi a Forte dei Marmi o Firenze per i loro acquisti, quando in passato a Lucca arrivavano clienti da tutte le altre città della Toscana.
Nella totale assenza di scelte e politiche che invertano questo trend, non resta che registrare il continuo mutamento del tessuto commerciale, con negozi che aprono e chiudono di continuo. Con la chiusura, il 31 luglio, di calzature Chelini di via Fillungo, in questo caso solo per il meritato riposo dopo tanti decenni di apprezzato lavoro, se ne va intanto un altro pezzo di storia di Lucca. Aperta nel 1965 l’attività, gestita dalla signora Marina Chelini con il marito Fernando Remafedi, è stata il punto di riferimento di una clientela affezionata. Adesso arriva il franchising della cosmesi Kiko che a ottobre si trasferirà dalla sede di fronte al Caffé Pult. Con una punta di nostalgia, i titolari rievocano gli anni dietro al banco ad accogliere i clienti e confezionare pacchi. Per le tre commesse, da anni alle loro dipendenze, si profila purtroppo il licenziamento. Altra chiusura, dopo la festosa inaugurazione di primavera, per il negozio di bigiotteria ricercata Violét, gestito dallo staff di Gioia Gioielli di via Cenami, che adesso ha deciso di chiudere il punto vendita di via Fillungo dove, afferma la titolare Gioia Mori «non abbiamo avuto il riscontro economico che ci aspettavamo, tanto da convincerci a trasferirci in un unico ambiente dove, in settori separati, tratteremo sia la gioielleria che l’alta bigiotteria». Forse i costi eccessivi di gestione, forse un mancato accordo tra i vertici dell’azienda, ma a giorni chiuderà anche il negozio di abbigliamento Manila Grace dietro il coro di San Michele.
Sul fronte new entry, mentre si attende che un miracolo possa far riaprire lo storico caffè Di Simo, chiuso da due anni, altre attività si stanno affacciando nelle vie dello shopping. La cioccolateria Cavalsani in via Fillungo ha preso il posto del precedente negozio di scarpe. Al posto della profumeria, nel fondo Ristori sempre in via Fillungo, quattro giovani lucchesi hanno portato una pasticceria-cioccolateria. Nella Villa Buti store, all’inizio di via Fillungo, hanno aperto Renzo e Doris Buti che hanno creato alcune linee esclusive di profumazioni ed essenze. Non passa inosservata poi la nuova filiale dei profumi Acqua dell’Elba gestito da Angela Menicucci. Buon flusso nel negozio di casalinghi Mood, recentemente aperto in via S. Lucia. Aperture in corso infine in via San Paolino, dove a breve arriverà il negozio di antiquariato di Enzo Marianelli.
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