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Lucca

Arredi preziosi, scatta il censimento

Arredi preziosi, scatta il censimento

Italia Nostra, Fondazione Ragghianti e Soprintendenza documenteranno statue e stemmi esposti a furti e vandalismi

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LUCCA. Si divideranno la città per isolati. E andranno alla ricerca di arredi preziosi andati perduti. Scomparsi, forse trafugati, nell’indifferenza dei più. Partirà il progetto di ricognizione, inventario e documentazione degli arredi cittadini. A metterlo in atto saranno la sezione lucchese di Italia Nostra presieduta da Roberto Mannocci, la Fondazione Ragghianti diretta da Maria Teresa Filieri, in collaborazione con la Soprintendenza.

Un censimento mai compiuto finora ma ora più che mai necessario visti i casi sempre più frequenti - e sempre più denunciati - di edicole, stemmi gentilizi, targhe, lapidi, sculture e lampade votive che in principio ornavano i palazzi del centro storico. Una questione portata alla luce dalle nostre cronache non più tardi di venti giorni fa che ha colpito. E che ora viene seguita da un atto concreto.

«Realizzeremo una documentazione fotografica degli oggetti individuati, a cui allegheremo descrizioni, note sul materiale e note storiche». Da decidere, al momento, se il materiale raccolto confluirà in un database elettronico o in una pubblicazione. Ma la cosa importante è che la ricognizione partirà: il progetto sarà presentato a settembre.

«È necessaria una ricognizione sistematica con foto e schede informative che conduca poi ad un progetto più ampio che includa recupero, restauro, tutela, conservazione e valorizzazione di questo peculiare patrimonio storico e artistico della città, solo apparentemente minore», afferma Maria Teresa Filieri, che denuncia la scarsa attenzione «al generale decoro urbano come dimostra anche il proliferare delle cassette delle lettere collocate in maniera casuale, delle tubazioni e dei cavi elettrici posizionati “come capita”, intonaci scrostati, nonostante esista un regolamento comunale che pare dunque non o male applicato».

«Fondazione, Italia Nostra e Soprintendenza offrono la loro disponibilità alla ricognizione, all’inventario ed alla documentazione dei beni - dice Mannocci - ma poi sarà l’amministrazione cittadina a doversi fare garante della buona fruizione degli arredi, anche quelli privati, che di legge sono vincolati al pubblico godimento. Auspichiamo anche l’intervento e il supporto economico delle fondazioni bancarie e dei privati: ad esempio gli studi professionali, che possono sponsorizzare restauri di opere localizzate in particolari quartieri cittadini».

Barbara Antoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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