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Violenze, le vittime adesso parlano

Violenze, le vittime adesso parlano

Al centro La Luna, richieste d’aiuto in aumento del 30% in cinque anni. Tra le assistite anche mogli di professionisti

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LUCCA. «Spesso sembra un copione visto e rivisto. I racconti delle donne maltrattate spesso mostrano un’identica dinamica», dice Chiara Allegrini, psicologa responsabile dei colloqui al centro antiviolenza che fa capo all’associazione La Luna. Ma le richieste di aiuto sono in aumento: 106 donne (86 italiane e venti stranieri) hanno bussato alla porta del centro nel 2013: 99 erano nuove richieste. Nell’anno precedente, il 2012, le richieste di aiuto erano state 80 (61 da donne italiane, 19 straniere) e del numero complessivo i nuovi casi ammontavano a 72. Andando a ritroso: nel 2011, il totale di richieste di aiuto era di 64 (51 donne italiane, 13 straniere), di cui 60 nuovi “arrivi”; nel 2010, 71 donne si erano rivolte al centro (45 italiane, 26 straniere), di queste, 62 nuove richieste di aiuto. Fino ad arrivare al 2009, quando i casi trattati dallo staff de La Luna erano 73. In cinque anni, il 30 per cento di casi in più.

E la violenza raccontata alle operatrici nasce quasi sempre tra le mura domestiche: i soprusi urlati in faccia, le botte, minacce e prevaricazioni continue, anche sessuali, le umiliazioni che bruciano come schiaffi sul viso. «Ci sono donne che tornano continuamente sui loro passi, con scuse incredibili - racconta Chiara Allegrini -. Decidono di tornare indietro e poi di ripresentarsi al centro, a volte è difficile capire, a volte viene naturale arrabbiarsi o spazientirsi. Ma abbiamo creato un gruppo di operatrici che fanno dell'accoglienza il messaggio di benvenuto. La nostra porta è sempre aperta», sottolinea. Accanto a lei, al centro antiviolenza che di recente si è trasferito a San Vito (nuova zona commerciale) c’è Ilaria Colombani, che per la Luna segue prevalentemente la parte amministrativa e che ha seguito gli sviluppi del centro fin dagli inizi.

«Al centro antiviolenza - spiegano - la maggior parte di telefonate e richieste di aiuto vengono da donne italiane, di ogni ceto sociale, di ogni professione». «Ci telefonano mogli di professionisti – continua la psicologa –, uomini insospettabili, tenute in alta considerazione. Ma uomini che a casa distruggono prima psicologicamente e talvolta, anche fisicamente la donna che hanno accanto. La violenza prima di essere fisica è sempre psicologica. Poi può esserci anche quella sessuale, del marito sulla moglie. Le donne non la riconoscono, ma accettano di prestarsi sessualmente per tenere buono il compagno, o lo vedono come un atto necessario, che fa parte del vincolo matrimoniale».

«Se esiste un’emergenza nell’emergenza, è la violenza sulle donne benestanti, colte, in carriera. Chi appartiene a queste fasce della popolazione ha il vantaggio della potenziale autonomia economica ma devono fare i conti con alcune "aggravanti" - fanno notare — Prima di tutto hanno molto più da perdere. Buttare a mare la facciata di una famiglia rispettabile costa caro. Poi è più difficile essere credute. Spesso sono i stessi mariti aguzzini a provocare, per finire c’è la difficoltà di riconoscere un fallimento privato che travolge anche la tua immagine pubblica».

Gli operatori, continua la psicologa, hanno un compito molto importante da svolgere. «All'inizio andavamo a presentare il centro ai comuni della provincia - continuano Chiara e Ilaria -. Alcuni erano molto ricettivi, altri dicevano che non c'erano problemi di violenza. Nel giro di cinque, sei anni la formazione ha cambiato molto la sensibilità degli operatori, anche perché è aumentato il numero di donne che si rivolgono ai centri, non perché sia cresciuto il fenomeno, ma è cresciuta la consapevolezza dell'esistenza di una rete territoriale: l'Asl con il codice rosa, i carabinieri e la polizia, i centri antiviolenza».

Nadia Davini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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