Italia
Indotto Alce, a rischio il lavoro per 250 persone
Incontro in Provincia dopo lo stop al progetto biomasse I sindacati chiedono garanzie anche ai Comuni
BAGNI DI LUCCA. C'è molto da fare, tutto da costruire. La vicenda dell'Alce resta una questione aperta. Che riguarda più aspetti concatenati tra di loro. I lavoratori, l'indotto, il territorio. Il tempo corre, come sempre e ora, dopo che il progetto per la centrale a biomasse è (così pare) definitivamente morto, bisogna prevedere soluzioni fattibili per far ripartire la produzione e salvare i posti di lavoro. Almeno, questo è quello che chiedono i sindacati. A più riprese da mesi e anche ieri a Palazzo Ducale durante il tavolo istituzionale che ha visto la presenza di tutti gli attori coinvolti. Dai rappresentanti dell'azienda ai sindacati Cisl e Cgil, Rsu aziendali compresi, e ancora gli assessori provinciali Francesco Bambini, Maura Cavallaro e Mario Regoli, i sindaci di Bagni di Lucca e Borgo a Mozzano, Massimo Betti e Patrizio Andreuccetti, e un rappresentate di Assindustria Lucca.
Salvare i lavoratori. Non è solo questo l'imperativo sostenuto dai rappresentanti sindacali, riuniti in presidio in cortile Carrara. «Chiaramente abbiamo l'urgenza di salvare i 60 lavoratori di Alce – spiega Fabio Graziani, segretario provinciale Slc-Cgil – ma non possiamo dimenticarci di tutte le ricadute sul territorio che si determinerebbero dalla dismissione della fabbrica. In ballo ci sono i lavoratori dell'indotto, che secondo i nostri calcoli arrivano a 250 persone, perlopiù taglialegna, e la tenuta del territorio».
Tutti, dunque, sono a caccia di soluzioni, l'azienda in primis, che ha il compito di preparare un nuovo piano industriale, con l'obiettivo anche di rilanciare tutta la filiera. Quattro i punti su cui è concentrata l'attenzione. «Prima di tutto è necessario che l'azienda chiarisca i suoi progetti sul sito produttivo e le attività a cui intende destinarlo impegnandosi a ricercare soluzioni alternative al progetto che è saltato – continua Graziani –. Resta da chiarire: cosa facciamo del sito? Dei 60 lavoratori? Dell'indotto? E della tenuta del territorio? Per noi è importante che le attività produttive riprendano, meglio se utilizzando la materia prima che da sempre ha caratterizzato Alce, il legno. Fondamentale poi è che le amministrazioni comunali, in particolare quella di Bagni di Lucca, si impegnino per favorire la valorizzazione del sito affinché vi si possano mantenere attività produttive. Infine, visto l'avvicinarsi della scadenza del primo anno di cassa integrazione, è necessario fare in modo che i dipendenti possano beneficiare di un altro anno di ammortizzatori sociali. È stata anche indicata la possibilità di ricollocare i lavoratori in altre aziende». Il confronto è stato aggiornato al prossimo 10 settembre.
Nadia Davini
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