Il Tirreno

Lucca

Ponte Bailey sulla 12 se non si riapre subito

di Chiara Lammari
Ponte Bailey sulla 12 se non si riapre subito

Lo chiedono i cittadini, ma il sindaco di Borgo accelera i tempi

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BAGNI DI LUCCA. La riapertura della statale 12 interrotta per la frana nei pressi di Chifenti? Entro due mesi. Lo dice il sindaco di Borgo a Mozzano, Patrizio Andreuccetti, che ha partecipato ad un sopralluogo con i tecnici dell’Anas e della ditta che oggi dovrebbe cominciare il lavoro. Si valuta che occorreranno una ventina di giorni perché la strada possa essere riaperta intanto a senso unico alternato, mentre dovrebbero essere necessari due mesi perché la carreggiata sia percorribile in entrambi i sensi. Il guaio è che tutto il tratto tra il Ponte Pari e Chifenti è a rischio per la continua erosione delle acque del Serchio che scavano sotto la strada. L’intero percorso andrebbe messo in sicurezza, come chiedono pendolari e titolari di attività, assai scettici dopo aver visto che l’Anas nulla ha fatto dall’inverno ad ora per rimuovere la frana che già c’era e, soprattutto, che gli amministratori di Provincia e Comuni non hanno fatto le dovute pressioni perché partissero le opere necessarie.

Ci voleva il disastro perché si prendesse in considerazione una situazione che reca danni enormi non solo alle persone, ma all’intera economia della Valle e della Montagna. A indicare che la cittadinanza è al colmo della sopportazione è la partecipazione alle assemblee autoconvocate.

C’erano oltre duecento cittadini nel piazzale della stazione di servizio Agip di Chifenti per il confronto pubblico organizzato dopo il crollo della strada statale del Brennero, di cui si parlerà anche in consiglio comunale a Borgo a Mozzano, lunedì alle 21.

L’intento dei partecipanti, residenti per la maggior parte nei Comuni di Borgo a Mozzano e Bagni di Lucca, è stato innanzitutto quello di trovare una linea condivisa e da lì iniziare ad elencare una serie di proposte da sottoporre alle amministrazioni locali per arrivare almeno ad un tamponamento dei disagi più rilevanti. La situazione infatti, come ribadito più volte nel corso della riunione, deve sbloccarsi prima possibile: le lunghe code in direzione Calavorno, verso cui il traffico è stato veicolato, impediscono soprattutto nelle ore di punta la regolare circolazione; le attività commerciali della zona sono praticamente isolate e non godono più del passaggio continuo degli autoveicoli; chi deve recarsi a lavoro è costretto a fare lunghi giri rischiando inevitabilmente di arrivare in ritardo; gli imprenditori lamentano difficoltà nel trasporto delle merci e persino i bambini, che da Chifenti si spostano a Borgo a Mozzano per frequentare la scuola materna, risentono del blocco. Un cocktail esplosivo insomma che ha scatenato sentite proteste ed ha spinto i presenti a suggerire piani d’azione. Tutti concordi nel chiedere ad Anas il ripristino urgente almeno del senso unico alternato e l’immediato inizio dei lavori per la sistemazione definitiva della carreggiata; opere da effettuarsi seguendo un rigido e concordato calendario d’interventi su cui dovranno vigilare in primis le amministrazioni locali. Se non ci fosse la possibilità di riaprire in tempi brevi la circolazione un’altra ipotesi lanciata sul tavolo è stata quella di costruire un ponte militare Bailey ad elementi modulari che permetterebbe di bypassare il tratto di via danneggiato. Tra le decisioni adottate anche quella di costituire un apposito comitato che si occupi di controllare la strada statale da Piaggione fino a La Lima, e quella di richiedere il posizionamento di due vigili urbani a Calavorno affinché dirigano e smaltiscano il traffico almeno al mattino e nel tardo pomeriggio, quando cioè il numero degli autoveicoli in transito è maggiore. È stata bocciata invece, per il momento, l’idea di attuare azioni dimostrative. A fronte infatti di chi avanzava la proposta di bloccare la Lodovica o allestire un sit-it sulla rotonda del cosiddetto Ponte Pari a Borgo a Mozzano, la maggioranza ha deciso di aspettare ancora qualche giorno e di ascoltare cosa hanno da dire i sindaci prima di prendere in considerazione atti di aperto dissenso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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