Proteste
Bancarotta, due imprenditori in carcere
Debito tributario di 1,6 milioni: uno degli amministratori induce in errore notai e uffici pubblici con falsi documenti
LUCCA. L’accusa è pesante. Con una carta d’identità clonata ed intestata ad una persona in realtà inesistente (tale Massimo Ciarli nato nel 1971) uno degli amministratori di una società a responsabilità limitata dichiarata fallita il 20 maggio del 2013 dal tribunale era riuscito ad indurre in errore notai e uffici pubblici portando avanti per almeno quattro anni un complesso sistema di scatole cinesi con l’unico scopo di eludere il fisco e intascare indebite somme di denaro. Dal fallimento della Ma.Gi.Plast srl, azienda del settore materie plastiche con sede a S. Pietro a Vico, i finanzieri della polizia giudiziaria della procura assieme a quelli della tributaria della fiamme gialle sono riusciti a venire a capo di un sodalizio capace di accumulare un debito tributario di 1,6 milioni (che dovranno ripianare i cittadini) su un buco stimato in oltre 2 milioni e di distrarre ai creditori - attraverso il ricorso a molteplici pagamenti senza causale e ingiustificati - una somma di 120mila euro.
Gli arresti. Due ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse dal gip del tribunale di Lucca, su richiesta del sostituto procuratore Piero Capizzoto. La prima nei confronti di un imprenditore lucchese: Marco Del Dotto, 52 anni, residente alla SS. Annunziata. Per le fiamme gialle era lui prima l’amministratore unico e poi l’amministratore di fatto della Ma.Gi.Plast srl e successivamente della controllata Save srl con sede a Sorbano del Giudice a cui aveva trasferito tutte le merci, i macchinari e i dipendenti della Ma.Gi.Plast dichiarata fallita. A riferirlo in sede di fallimento dell’azienda alcuni dipendenti che si rivolgevano a lui e non ai prestanome per qualsiasi esigenza. L’altro arresto eseguito dai finanzieri a Roma è stato quello nei confronti di Massimiliano Brigotti , 45 anni, nato e residente nella capitale dove si trova detenuto. Per le fiamme gialle è lui lo «specialista dei fallimenti pilotati». Grazie a quella carta d’identità falsificata (guardia di finanza e polizia provinciale di Lucca hanno accertato che non esiste alcun soggetto corrispondente al codice fiscale di Massimo Ciarli) era riuscito ad era riuscito ad accreditarsi ovunque nella veste di amministratore della Ma.Gi.Plast.
Le accuse. I reati contestati ai due imprenditori vanno dalla bancarotta fraudolenta a quella documentale, dalla falsità ideologica e materiale all’emissione di fatture per operazioni e a soggetti inesistenti (60mila euro di fatture nel periodo 2012-2013) sino alla distruzione delle scritture contabili e all’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi (nel periodo 2010-2011 Del Dotto era sconosciuto al fisco). Per la tributaria la Ma.Gi.Plast emetteva bonifici bancari senza causale facendo uscire i soldi che rientravano in alcune società collegate come la Save senza che vi fosse prestazione corrispondente. Denaro che, per l’accusa, entrava nelle tasche degli amministratori.
Due denunce. Nei guai sono finiti anche due amministratori, ritenuti semplici prestanome. Si tratta di una donna residente a Roma a cui veniva corrisposto un compenso di 500 euro al mese e un uomo di Campiglia Marittima (Livorno).
Distruzione della contabilità. Tutti gli indagati oltre a redigere falsi verbali assembleari e ad indicare una sede legale in realtà inesistente per evadere le imposte hanno distrutto la contabilità in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento d’affari dell’azienda.
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