La manifestazione
l’addio a giannecchini
LUCCA. I capelli bianchissimi e folti, lo sguardo fiero, l’aspetto di una donne forte, molto più giovane dei suoi novant’anni. Ma gli occhi di Lina, la moglie di Lilio Giannecchini, il partigiano che...
LUCCA. I capelli bianchissimi e folti, lo sguardo fiero, l’aspetto di una donne forte, molto più giovane dei suoi novant’anni. Ma gli occhi di Lina, la moglie di Lilio Giannecchini, il partigiano che si è spento nella tarda sera di sabato mentre era ricoverato al San Luca, si velano di lacrime quando racconta di come si erano conosciuti.
«Ci incontrammo al ballo - racconta - ma io ero di Busalla e lui abitava a Genova». Non era facile all’epoca vedersi se si abitava a trenta chilometri di distanza. E poi Lilio era un personaggio in vista, un partigiano col grado di vice comandante, il suo nome di battaglia era “Toscano”.
Scuote la testa Lina, mentre il feretro del marito esce dalla chiesa di San Pietro Somaldi. «Lilio stava per tornare definitivamente in Liguria. Ultimamente era stato da me una settimana intera, eravamo stati così bene. E io gli avevo detto “se vuoi trasferirti la mia casa è aperta, e io non ho nessuno”. Era felice di questo».
Ma il partigiano “Toscano” non ce l’ha fatta a compiere la sua ultima impresa.
Una storia non comune quella fra lui e la moglie. Gli ultimi ventisei anni li hanno passati in città diverse. Lei sempre in provincia di Genova (ora vive a Savignone), lui, nativo di Pescaglia, a Lucca, dove dal 1980 al 2010 ha guidato l’istituto storico della Resistenza. «Ma ogni anno Lilio veniva a trovarmi - racconta Lina - e mi chiedeva “mi perdoni?” e io gli rispondevo sempre “ma io ti ho già perdonato”».
Barbara Antoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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