Attenzione
«Il suo coraggio lasciava senza parole»
Le parole toccanti di Fausto Viola per Toscano. E il manifesto polemico di Rossi: «Si dispensano gli ipocriti dall’associarsi»
LUCCA. La prima giornata di caldo di questo luglio insolito porta con sé il ricordo di Lilio Toscano Giannecchini, ultimo partigiano della Lucchesia, morto in tarda sera di sabato al San Luca dove era ricoverato. Una cerimonia religiosa, nella chiesa di San Pietro Somaldi, preceduta da un brevissimo saluto civile all'obitorio. La bandiera della 58ª Brigata Garibaldi “Oreste”, di cui Giannecchini era stato vicecomandante, lo avvolgeva. Come in un abbraccio collettivo, da parte di chi gli è sempre rimasto accanto. Loro, gli amici intimi, c'erano tutti. L'amico Bruno Rossi, la moglie Lina, l'amica Donatella Zanotti, qualche ragazzo (pochi a dire il vero) conosciuti quando era ancora direttore dell'Istituto storico della Resistenza. Per il resto, poche le presenze che si potevano attendere. In chiesa e sulla piazza antistante, anche alla camera mortuaria solo poche persone.
Amarezza e anche polemica, arrivata forte dal manifesto dell'associazione Ideali e Valori presieduta da Rossi per ricordare “Toscano”: «Si dispensa dall'associarsi al nostro cordoglio tutti gli ipocriti, che tanto hanno contribuito al suo isolamento e alla sua delegittimazione», riportava.
Un riferimento senza mezzi termini alle vicende, dolorose, che hanno coinvolto Giannecchini negli ultimi anni, mai risolte: dall'allontanamento dall'Istituto storico all'esclusione dalle celebrazioni per i 70 anni della Liberazione. Senza dimenticare l'aggressione subita nel dicembre del 2012 nel cortile della Casa del Clero: ignoti che lo ridussero in fin di vita non sono mai stati identificati.
Tra gli esponenti della vita pubblica presenti al funerale, il consigliere comunale di Lucca Claudio Cantini con la fascia tricolore, l'assessore provinciale Mario Regoli, la vice presidente della Provincia Maura Cavallaro, l’assessore provinciale (e segretario Pd) Francesco Bambini. E poi gli ex assessori, Emiliano Favilla della Provincia e Carla Reggiannini di Lucca. Al funerale anche una piccola delegazione dell'Anpi e il segretario comunale di Rifondazione Giuseppe Matteucci. In chiesa anche l’attuale direttore dell’istituto storico Gianluca Fulvetti.
Un rito funebre sobrio, quello celebrato da don Agostino Banducci. Unica voce a ricordare Giannecchini quella del colonnello Fausto Viola: «Giannecchini non è tipo da ricordare in quattro pianti, quattro rimpianti, quattro rimorsi e quattro parole d'occasione – ha detto commosso – era un uomo forte e duro, con un coraggio che mi lasciava senza parole. Aveva quella capacità disarmante di infilarsi nelle situazioni più assurde, dalle quali però riusciva sempre ad uscire senza problemi. Era mosso da un amore sviscerato per l'Italia, un sentimento da cui non si è mai allontanato. Quel sentimento che è tipico di chi ha combattuto per la liberazione del nostro paese, di chi ha fatto la Resistenza. Ho conosciuto altri partigiani come lui, tutti ruvidi come lui. Una volta uno di loro mi guardò e poi con una lucidità incredibile mi domandò “ma non vede che la democrazia si è addormentata?” E aveva ragione. Da lì ho capito che i partigiani sono i numi tutelari di quella libertà per cui hanno combattuto, un bene che neanche loro riescono a spiegare a parole, tanto ce l'hanno cucita addosso. Non possiamo dimenticare tutto ciò, dobbiamo stare vicino a queste persone, perché ognuno ha una testimonianza, un ricordo, un messaggio, una storia che vale la pena essere raccolta e tramandata».
Un applauso, una lacrima, la bara che esce dalla chiesa, gli amici la seguono. Un fiore cade nel punto esatto in cui l'ombra del portone incontra la luce potente del sole, riflessa sugli scalini di marmo. E un pensiero. Qualcuno mormora che «è il fiore del partigiano».
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