Il Tirreno

Lucca

Cipriano verso la messa in liquidazione

di Luca Tronchetti
 Cipriano verso la messa in liquidazione

Nessuna azienda si è fatta avanti per l’affittanza. Oggi sono 83 i lavoratori a rischio, due li ha assunti la Geonova

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LUCCA. A gennaio i giudici del tribunale fallimentare avevano ammesso al concordato in continuità la Cipriano Costruzioni, ex colosso dell’edilizia che nel 2009 viaggiava con il vento in poppa. C’era la convinzione che la solidità aziendale unita ad un ampio patrimonio immobiliare fossero una garanzia assoluta per superare le difficoltà congiunturali e far uscire gradualmente dalla crisi l’impresa edile fondata nel 1976 e che dava lavoro a 85 dipendenti. Ma già dopo tre mesi le ipotesi formulate dai consulenti della «Cipriano» non si sono rivelate efficaci e il concordato triennale in continuità misto aziendale è iniziato a naufragare. Tanto che di recente il commissario giudiziale, Franco Della Santa che pure aveva fissato il 18 settembre l’assemblea dei creditori, ha dovuto relazionare il giudice delegato Giacomo Lucente della mancanza di presupposti per portare a termine il piano stabilito. Adesso la strada da percorrere è una sola: la messa in liquidazione della Cipriano Costruzioni.

Sospensione dell’attività. La decisione comporta la sospensione dell’attività lavorativa e il realizzo attraverso la vendita di tutti i complessi immobiliari e i beni strumentali di proprietà della società di costruzioni. Unico modo per poter evitare il fallimento e soddisfare i creditori sia privilegiati (100%) che chirografari. Il passivo di 30 milioni di euro è diviso sostanzialmente tra gli istituti di credito (20 milioni) e i fornitori (7 milioni). Ma il vasto patrimonio immobiliare dovrebbe garantire gli aventi diritto. Il concordato in continuità che si fondava sulla «datio in solutum», vale a dire la sostituzione della prestazione originaria con altre di natura diversa e quindi, in poche parole, la cessione di immobili in cambio di liquidità non ha funzionato. Il «mattone» grazie alle continue tasse sulla casa non è più un bene rifugio e banche e fornitori accettano solo contanti o titoli di Stato.

Capitolo occupazione. Che fine farà adesso il comparto aziendale? Presto detto. O si trova un’impresa del settore che si accolla il contratto d’affittanza e magari tra due-tre anni la rileva oppure non solo la «Cipriano» cessa come ragione sociale, ma sparisce in quella sede una qualunque impresa edile. Al momento sono in corso trattative con più soggetti, ma di definito non c’è nulla. E i lavoratori? Degli 85 dipendenti, due hanno trovato un impiego alla «Geonova» di Fornoli, azienda del settore noleggio e sollevamento, mentre per gli altri 83 c’è il rischio di proseguire con gli ammortizzatori sociali sino alla mobilità.

Riunione in provincia. Ieri mattina palazzo Ducale si è svolto un incontro tra azienda, sindacati e gli enti per trovare una soluzione che porti a una verifica sull’interesse e la volontà di nuovi imprenditori di rilevare in tutto o in parte l’attività della «Cipriano» e farsi carico di almeno parte dei dipendenti. Inoltre sarà importante capire se e come prorogare la cassa integrazione.

I sindacati. Per la Fillea Cgil gli spiragli per una soluzione della crisi ci sono: «Dall’incontro in Provincia - si legge nella nota - è emerso che l'azienda ha un portafoglio ordini di circa 21 milioni e recentemente ha vinto un ricorso per un appalto del valore di circa 10 milioni con pagamenti in tempi molto ristretti. Si apre così la possibilità di rivedere il piano concordatario presentato e in un territorio così fragile da un punto di vista lavorativo, una nuova prospettiva per 83 famiglie che fa tirare un sospiro di speranza».

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