La manifestazione
Si è spento il partigiano Giannecchini
Aveva 89 anni, per trenta aveva guidato l’istituto storico. Le ceneri saranno disperse nella valle dove vinse i tedeschi
LUCCA. Se n’è andato Lilio Giannecchini, il vicecomandante “Toscano” (il suo nome di battaglia) della brigata Oreste nella Resistenza. Una vita spesa a combattere per i valori, per la libertà, che si è spenta sabato alle 22,30 nella camera dell’ospedale San Luca dove Giannecchini, 89 anni compiuti lo scorso 21 giugno e nativo di Pascoso nel territorio di Pescaglia, era ricoverato per complicazioni respiratorie. I funerali si svolgeranno oggi alle 15,30 nella chiesa di San Pietro Somaldi.
Negli ultimi giorni si era aggravato, le forze erano calate, ma non più tardi di martedì scorso faceva progetti. Da quando si era ricongiunto con la moglie Lina, voleva andare a vivere con lei. E ipotizzava di trasferirsi quanto prima da lei, a Savignone, in provincia di Genova, il territorio, oltretutto, dove aveva combattuto nella Resistenza. «Voglio trascorrere i miei ultimi anni con Lina», raccontava agli amici che lo andavano a trovare.
Negli ultimi anni Giannecchini era stato al centro di vicende dolorose che lo avevano provato, fisicamente e psicologicamente. Erano iniziate nel 2010 quando, dopo trent’anni alla guida dell’Istituto storico della Resistenza di Lucca, «ne era stato ignobilmente estromesso», racconta l’amico Bruno Rossi. «Lilio - continua - aveva combattuto a Genova, ma col nome di “Toscano”. E da direttore dell’istituto storico lucchese aveva fatto apporre 56 fra targhe e monumenti dedicati alla Resistenza in Lucchesia. Mi auguro che le circostanze della sua estromissione vengano accertate».
A fine dicembre del 2012 poi Giannecchini era stato vittima di un barbaro agguato, la sera nel cortile del cortile della Casa del Clero, dove in quel periodo viveva. Ignoti, probabilmente per derubarlo dei pochi soldi che aveva con sé (anche se sul momento non fu escluso il movente politico dell’aggressione), lo avevano preso a bastonate, riducendolo in condizioni gravissime. Ma lui, sempre forte, si era ripreso. Il caso è rimasto insoluto: non è stato accertato chi lo aggredì quella notte.
Lo scorso aprile, una banale caduta in bicicletta gli aveva causato la frattura del femore. Sottoposto a intervento chirurgico, anche stavolta si era risollevato. Prima di essere ricoverato, era alloggiato presso la Pia Casa; il giorno del suo compleanno gli addetti e gli ospiti gli avevano preparato una piccola festa. Lui era felice, racconta l’amica Donatella Zanotti, assessore nell’amministrazione di Borgo a Mozzano, perché adesso aveva un motivo in più per vivere: raggiungere Lina e vivere con lei. «Anche se le richieste di trasferimento dall’ospedale che Lilio aveva fatto, anche per iscritto, non erano state soddisfatte - spiega Donatella Zanotti -. Mi auguro che le responsabilità vengano accertate»
Lo scorso venerdì, in ospedale, Giannecchini aveva ricevuto la visita del presidente del consiglio comunale di Lucca Matteo Garzella.
È l’ultima immagine pubblica del partigiano Toscano, che anche accanto al letto d’ospedale custodiva la bandiera della brigata Oreste e la sua uniforme, con appuntata la croce al merito di guerra per il contributo nella guerra di Liberazione che gli era stata conferita.
Oggi, alle 15,15, quando la salma partità dall’obitorio dell’ex ospedale di Campo di Marte, l’amico Bruno Rossi terrà un piccolo discorso davanti al suo feretro. «Dirò - afferma Rossi - che le istituzioni lucchesi hanno un debito di riconoscenza inestinguibile nei suoi confronti, per il lavoro che ha fatto come custode della memoria: ha portato l’istituto che dirigeva ad essere uno dei più grandi centri di documentazione della Toscana».
Dopo le esequie la salma verrà cremata e le ceneri, per indicazione di Giannecchini, sparse nella Valle di Pertuso, dove da vicecomandante della brigata Oreste era stato uno dei protagonisti della resa dei tedeschi.
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