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Lucca

Pioggia di messaggi per la morte di Lilio Giannecchini

Pioggia di messaggi per la morte di Lilio Giannecchini

Fra gli interventi quello del presidente dell’Istituto storico della Resistenza Stefano Bucciarelli: «Spero che ora a questo punto cessino polemiche e strumentalizzazioni»

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LUCCA. Pioggia di messaggi di cordoglio per la morte del partigiano Lilio Giannecchini, il comandante “Toscano”, morto nella notte fra sabato e domenica. Fra questi, quello del presidente dell’Istituto storico della Resistenza Stefano Bucciarelli che con Giannechcini (ex direttore dell’Istituto) ha avuto un lungo contenzioso: «L'Istituto storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea - scrive Bucciarelli - si unisce al cordoglio delle autorità civili, delle associazioni partigiane e dei cittadini per la scomparsa di Lilio Giannecchini, antifascista e partigiano combattente, nostro socio ed ex-Direttore del nostro Istituto. Lilio ha contribuito fattivamente alla sua crescita, dagli anni ottanta in avanti, più volte ha raccontato ai giovani le sue esperienze di giovane partigiano, ha stimolato gli enti locali nella promozione di una politica della memoria che valorizzasse luoghi e personaggi di quella storia antifascista e resistenziale su cui poggia ancora la nostra Costituzione. Lo salutiamo quindi, a nome di tutti i nostri soci, con l'auspicio che almeno a questo punto cessino polemiche e strumentalizzazioni».

In mattinata è arrivato il messaggio del sindaco di Lucca Alessandro Tambellini: "Lilio Giannecchini è stato un partigiano combattente che ha partecipato, nella brigata Oreste, alla liberazione di Genova in giovanissima età con il nome di battaglia di “Toscano”. Dalla fine degli anni ’70 ha operato in modo decisivo per la nascita dell’Istituto Storico della Resistenza e ha raccolto vari documenti contribuendo, come direttore dell’Istituto, a far sì che restasse memoria dei fatti che hanno interessato il nostro territorio dal ’43 al ’45. Scompare quindi oggi un protagonista sia della guerra di Liberazione sia della ricostruzione storica di un periodo tormentato e cruciale della storia del nostro Paese".

Interviene anche l’ex assessore provinciale Emiliano Favilla: «La scomparsa del comandante partigiano lilio Giannecchini provoca in me tanta tristezza alcuni rimorsi. Mi ero prefisso di andarlo a trovare, tramite Bruno Rossi che le è stato sempre vicino. Intanto per farmi raccontare direttamente qualche altra pagina della sua storia vissuta nella guerra di liberazione. Poi anche per capire meglio tutta la faccenda della sua cacciata da Direttore dell'Istituto Storico della Resistenza. Forse Lilio aveva sbagliato in qualcosa ( e il mio rimorso è proprio quello di non aver mai approfondito la questione) ma averlo messo comunque alla porta in quel modo e dileggiato da più parti nonostante il suo passato e il suo stato di persona consumata dalla vecchiaia non mi ha mai convinto. Ed oggi mi fa stare veramente male perché forse anch'io, nel mio piccolo, potevo fare qualcosa di più».

Massimiliano Piagentini, di Rifondazione Comunista, ricorda che «Lilio Giannecchini la Resistenza l'aveva fatta davvero e non ne parlava per sentito dire. Proprio per questo motivo, avrebbe meritato riconoscenza e rispetto, e non certo il trattamento cinico e disumano che gli è stato riservato negli ultimi anni di vita da vari potenti (e aspiranti tali) locali, esponenti della destra e sinistri personaggi del centro sinistra. C'è da sperare (ma non accadrà), che coloro i quali l'hanno voluto umiliare, si astengano, ora che se n'è andato, dallo spendere parole retoriche e insincere».

E con un comunicato congiunto intervengono anche i comitati provinciali Anpi di Genova e Lucca: «Lo ricordiamo come componente i Gap di Genova, alle dipendenze di Giacomo Buranello, figura straordinaria di combattente e decorato di medaglia d'Oro al valor Militare. La situazione venutasi a creare in città lo porta a spostarsi sulle alture dell'Appennino tra Genova e Alessandria ed entra a far parte dei primi nuclei della III Brigata Liguria. In diverse occasioni dalle Capanne di Marcarolo scende in città con altri compagni per sostenere, con azioni armate e di supporto logistico, gli scioperi che nascono nelle grandi fabbriche genovesi. E' in uno di questi che trova la morte Buranello, mentre lui con altri quattro riescono fortunosamente a salvarsi e a tornare in montagna. Dopo meno di un mese riuscirà a scampare all'eccidio della Bendedicta (147 fucilati e 400 deportati). Da quel momento opererà nel distaccamento Peter partecipando alla battaglia di Barbagelata e poi agli scontri della val Borbera dove i nazifascisti sono sconfitti duramente. Il distaccamento Peter si trasforma in Brigata Garibaldi Oreste al comando di Aurelio Ferrando " Scrivia" e lui, "Toscano", ne diventa io vice-comandante. Questa formazione, diventerà una spina nel fianco delle formazioni tedesche mantenendo un forte controllo delle vie di comunicazione e in particolare del sistema viario che collegava Genova e la pianura padana con Milano. Notevole anche il ruolo svolto dalla Brigata nei giorni dell'insurrezione col trasporto del generale tedesco Meinhold, comandante la piazza di Genova, dal suo comando sito in Valle Scivia (zona controllata dalla brigata stessa, comandata ad interim da Toscano) sino a Villa Migone in centro città, dove firmò la resa nelle mani del CLN. Con Giannecchini muore un uomo che dopo aver combattuto sia in città sia in montagna, ha saputo raccogliere nel dopoguerra documenti importanti della storia non solo delle formazioni di cui ha fatto parte, ma di luoghi a lui vicini per natalità o sentimenti. La sua appassionata presenza pluridecennale alla direzione dell'Istituto Storico della Resistenza di Lucca lo testimonia. Fin che le forze glielo hanno permesso ha portato la testimonianza della sua esperienza partigiana e la memoria dei compagni caduti. Al resistente e all'antifascista inchiniamo le nostre bandiere in segno di lutto e di saluto».

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