Finanza
Non convince la cassa d’espansione
L’Autorità di bacino: «Soglia troppo alta, va abbassata». La Provincia: «L’opera va bene così». Ma la rabbia esplode
LUCCA. Veniva inaugurata giusto tre anni fa esatti - il 24 luglio 2011 - la cassa di espansione da due milioni 350mila euro progettata per mettere in sicurezza dalle esondazioni del torrente Freddana la striscia di terra fra Ponte Ciuffarini e il ristorante Il Guercio.
Oggi, tre anni dopo, l’Autorità di Bacino sostiene che qualcosa, in quell’invaso, è da rivedere. Il gradone lungo l’argine del torrente che corre lungo i campi, il punto da cui la piena dovrebbe sversare nell’invaso, va abbassato, sostiene il professor Raffaello Nardi, segretario dell’ente. Così com’è, troppo alto, il gradone difficilmente viene scavalcato dall’acqua, che più facilmente riesce a tracimare dalla spalletta e quindi sulla strada andando ad allagare gli edifici che incontra.
Una vicenda di cui i residenti della zona discutono da tempo, motivo di proteste, esposti, segnalazioni. Ma inascoltati.
Finché l’alluvione è arrivata davvero, lunedì notte. Una bomba d’acqua, due ore di pioggia per 160 millimetri di precipitazioni, che ha provocato un disastro. Ha fatto esondare rii e ruscelli dove ancora ne esistono i percorsi, ha prodotto frane e allagamenti causati dall’acqua del reticolo interrotto che ha deciso di sgorgare da altri canali. Ha messo in ginocchio famiglie e aziende. Una è quella di Franco Corradi, titolare del ristorante Il Guercio: decine di migliaia di euro di danni solo per i sottosuoli allagati dove si trovavano celle frigorifero e provviste in quantità di vino, carne e altri alimenti.
Corradi indica il gradone della cassa di espansione: «Troppo alto, l’ho detto e fatto presente fin da quando è stato costruito. Lo capirebbe anche un bambino che è sproporzionato. Va abbassato».
La Provincia: l’opera va bene così. La Provincia, ente che ha realizzato la cassa di espansione su progetto del Genio civile condiviso dall’Autorità di bacino, non la pensa così. «L’altra notte la Freddana non ha esondato - dice l’assessore provinciale Diego Santi -. Gli argini hanno tenuto. E nella cassa d’espansione è entrata una quantità d’acqua, anche se in ritardo. L’acqua che invece ha provocato gli allagamenti è arrivata dalle feritoie della spalletta lungo la Freddana e dai fossi che vengono dal Morianese. La cassa di espansione - continua l’assessore provinciale - è stata studiata per fenomeni della durata di ore. Quello dell’altra sera è stato fulmineo: da zero a quattro metri e mezzo sopra il livello in due ore. In un tempo così ristretto l’acqua non riesce a entrare nella cassa di espansione. E una paratia in quel punto è improponibile. La cassa di espansione non è sbagliata; anche se una soglia più bassa avrebbe funzionato meglio. Del resto l’opera è stata progettata molti anni fa. Ma il vero problema dell’evento alluvionale di questi giorni è il reticolo minore». Santi confida nel lavoro dei consorzi di bonifica unificati con la nuova legge regionale. «Quest’anno il governo toscano - sottolinea - ha stanziato 50 milioni».
«L’alveo non si può scavare». Alcuni residenti hanno proposto di abbassare il livello dell’alveo della Freddana per diminuire il rischio esondazioni. Secondo Santi potrebbe essere un’ipotesi, «ma l’Autorità di bacino non autorizza interventi del genere perché non è un corso d’acqua artificiale. Un aspetto invece da sottolineare sono i residui di legname che hanno intasato la Freddana. Inviteremo il Comune a fare ordinanze per obbligare i proprietari a smaltire residui del genere in modo appropriato. E quanto alle proteste di alcuni ristoratori lungo la Freddana dopo gli allagamenti - conclude - se uno sa di avere l’attività in un punto critico non deve conservare in cantine materiale per migliaia di euro».
L’Autorità: «Si può sbassare la soglia». Il professor Nardi da parte sua insiste con la necessità di rivedere l’altezza del gradone. La cassa di espansione, spiega, «è stata costruita per eventi con frequenze ogni duecento anni; così prevede la legge regionale per opere di questo genere e infatti i parametri usati dagli ingegnere sono stati quelli previsti per queste opere. Un evento come quello dell’altra sera era avvenuto nel 1937, nel 1992 e adesso. Credo sia il momento di riflettere anche sui cambiamenti metereologici e in conseguenza chiedere che la cassa di espansione lungo la Freddana sia portata a una frequenza di trent’anni. Nella sostanza non cambia niente, solo i numeri che servono agli ingegneri per fare i progetti». «Io personalmente - conclude il segretario dell’Autorità di bacino - penso che converrebbe riflettere sull’abbassamento della soglia della cassa di espansione. Intanto conviene intervenire sul tempo di ritorno». Stesso ragionamento, secondo Nardi, va fatto «per la cassa di espansione sopra Monsagrati. Purtroppo le bombe d’acqua ora sono più frequenti, e bisogna adeguarci ai tempi».
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