Il dolore
La casa nuova inondata nessuno ci ha soccorso
La storia di Fabio e Maria: stanze allagate, fuori uso la cucina da rinnovare «Le fosse non ricevono più, la cassa d’espansione non può essere utilizzata»
LUCCA. Lui cammina scalzo nel prato e sulla ghiaia, i piedi sporchi di fango, i pantaloni corti e la maglietta. Schizzato di fango ovunque, parla al telefonino: «Un continuo chiamare, non rispondo più. Dobbiamo finire di pulire questo disastro». Nel piccolo ripostiglio della casa ancora da inaugurare, un delizioso annesso agricolo trasformato in abitazione rustica, c’è la moglie che spazza il fango e piange. Da due giorni.
Fabio Evangelisti e Maria Lavite, entrambi liberi professionisti, vivono in una casa a ridosso del ristorante Il Guercio. Accanto hanno costruito quella nuova, ricavata da una vecchia capanna per gli animali. Stessa vista del ristorante davanti della spalletta lungo il torrente Freddana e della cassa di espansione inaugurata tre anni fa.
Hanno ancora negli occhi «le onde del torrente, si vedevano dalla spalletta. E l’acqua che continuava ad arrivare, mista a terra, da dietro. A mezzanotte di lunedì ho telefonato alla protezione civile, ho chiesto che ci portassero sacchi di sabbia per tamponare le porte della casa nuova e le finestre di quella vecchia che danno sul seminterrato - racconta Maria -. Mi hanno detto che sarebbero venuti. Non abbiamo visto nessuno. Ho chiamato ancora: il centralino dava occupato, non sono più riuscita a parlare con nessuno. Più tardi è arrivato un mezzo di soccorso ma ha fatto dietrofront. “Qui c’è troppa acqua”, ci hanno detto».
È successo tutto in un’ora, ricostruiscono i coniugi Evangelisti, «non abbiamo avuto il tempo di mettere in salvo niente. Abbiamo dovuto buttare via tutto. Abbiamo pianto ad ogni oggetto messo fuori uso dal fango».
Mostrano lo scantinato della casa vecchia, ormai svuotato, con il segno del fango ancora fresco, evidente. E mostrano soprattutto la casa nuova, quella desiderata da tanto tempo e finalmente costruita.
«Abbiamo montato la cucina solo pochi giorni fa - racconta ancora Maria con le lacrime agli occhi -. Il fango è arrivato almeno a dieci centimetri di altezza». E così nel bagno: la doccia ancora da rinnovare è sporca di fango seccato.
«Nel ’92 l’acqua era arrivata a ottanta centimetri nel piazzale. Stavolta a cinquanta. Non è giusto che dobbiamo essere noi abitanti a continuare a pagare per questi disastri - continua Fabio -. I problemi sono principalmente due: le fosse che non ricevono più, i capannoni costruiti negli ultimi anni che hanno chiuso tutto il passaggio dei rii, e la Freddana. La spalletta ha retto, ma la cassa di espansione così com’è non va bene. Il gradone è troppo alto, l’acqua non ce la fa a entrare nell’invaso. Ci dev’essere stato un errore nella progettazione».
Fabio Evangelisti indica il lungo gradone di pietra della cassa di espansione e fa notare che tra la parte alta e quella bassa è evidente una linea di demarcazione. «Quando costruirono questa opera - racconta - in inizio la soglia dell’invaso era più bassa. Ci intervennero successivamente, e la rialzarono, quasi raddoppiandola. Il risultato è quello che vediamo ora: troppo alta. E tutti quelli che abitano in questa zona sono perennemente in balìa del destino. Siamo stanchi di non dormire quando piove. La cassa di espansione è stata costruita con soldi pubblici, e quindi anche nostri, di tutti i cittadini».
Intanto ieri la via per Camaiore è stata riaperta. Monsagrati adesso è raggiungibile. Anche se all’altezza del centro commerciale Del Debbio la situazione permane critica: la frana ha provocato una buca enorme a lato della strada.
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