Il Tirreno

Lucca

Il Guercio ancora allagato «Lavori, milioni spesi male»

di Luca Tronchetti
Il Guercio ancora allagato «Lavori, milioni spesi male»

Distrutto il proprietario del locale: «Rialzato di un metro e mezzo il muro della cassa di esondazione e l’acqua è tornata indietro». Troppe case sui canali

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LUCCA. Piange Franco Corradi. Il suo storico locale - «Il Guercio», in via per Camaiore alla Cappella, ritrovo di sportivi e non solo - è invaso dal fango. E lui, ristoratore della prima ora, deve rimboccarsi le maniche e ricominciare ancora una volta da zero. Le cucine sono finite sott’acqua. Nel magazzino allagato cinque congelatori, tre celle frigorifere, le lavastoviglie, il forno a vapore sono ko. Tutto da ricomprare. Ma non è finita lì. Perché dentro i frigo e le ghiacciaie c’erano centinaia di chili di carne e pesce di ogni tipo. Oltre a pasta fresca, formaggi e dolci. «Solo di generi alimentari ho subito un danno di 20mila euro - allarga le braccia il titolare del ristorante -. E che dire della cantina? Un metro e mezzo d’acqua e fango con centinaia di bottiglie di vino, di olio e di liquori andate perdute». A fargli forza il genero Vittorio Tosto, ex calciatore con oltre 500 partite tra i professionisti, mentre assieme ad amici e volontari lo aiuta a ripulire il locale: «Coraggio, vedrai ce la faremo anche stavolta».

La storia si ripete. Dal 1992 nulla è cambiato. La musica è sempre la stessa: la Freddana tracima all’altezza del ristorante e lo invade causando danni ingentissimi. «Ventidue anni fa - ricorda il sor Franco con gli occhi lucidi - quando ci fu la grande alluvione il locale subì danni per 800 milioni di lire. E negli anni successivi - 1998-99 e 2000 - le esondazioni del torrente fecero altri 300 milioni di danni». I cinquantenni ricorderanno ancora il clamoroso gesto di protesta del proprietario de «Il Guercio» che apparecchiò la tavola in mezzo alla carreggiata per i ritardi burocratici per poter sistemare il suo locale dopo l’ennesima sciagura provocata dal maltempo con il torrente che ogni volta che pioveva rompeva gli argini. «Soldi dagli enti pubblici non li ho mai visti, sono sempre andato avanti da solo. Ma adesso con quale coraggio ricomincio da zero? Ci vorranno mesi per risistemare tutto. Proprio adesso che la stagione estiva prometteva bene e nel giardino dietro al locale nel weekend c’era sempre tanta gente. Ho sempre pagato le tasse, mi sono sempre comportato da cittadino onesto. Ma stavolta da me lo Stato non avrà più un soldo. Protezione civile, autorità, Comune, Provincia? Ieri sera non si è visto un cane. Ho ricevuto aiuto soltanto dagli amici che stanno spalando il fango. La domenica diamo lavoro a 35 persone che sono venute subito muniti di stivali di gomma e rastrelli per togliere il fango e salvare il salvabile».

Cassa di esondazione. È un fiume in piena Franco Corradi: «Ieri sera non si è visto nessuno: mezzi della Provincia e del Comune non si sono fermati e anche i pompieri avevano il centralino costantemente occupato. L’acqua entrava e invadeva il locale senza che gli enti preposti alzassero un dito. In questi quattro anni di lavori per la messa in sicurezza degli argini e per la creazione di una cassa di esondazione della Freddana hanno speso milioni di euro. Ma non capisco perché hanno alzato di un metro e mezzo il passaggio che deve far confluire l’acqua che tracima nelle cassa di esondazione. Andate a vedere, lì non c’era un goccio d’acqua. Mi pare che facciano i lavori al rovescio: da che mondo è mondo l’acqua va in basso e non sale. Meno male che dalla parte della strada c’era il muro di contenimento: l’acqua è arrivata a pari. Altrimenti il locale sarebbe stato spazzato via».

Cementificazione selvaggia. «Negli anni sono stati costruiti capannoni e case sopra i fossi. È logico che alla fine la natura si ribella. Alle nostre spalle è straripato un fosso che nessuno degli enti preposti ha mai pulito: tonnellate di fango si sono riversate nel locale, e nel piazzale detriti di ogni tipo».

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