Sicurezza
Cappella, la gente accusa «Non ci hanno tutelato»
Giardini e scantinati coperti di detriti come nel 1992 e nel 1998, ma le soluzioni scelte dai tecnici non hanno cancellato la vulnerabilità
LUCCA. Si stringono nelle spalle guardando quella distruzione, il fango che ha invaso la strada, le case e i cortili, che ha spazzato via alberi, arredi d’esterno. Purtroppo non sono nuovi a disastri del genere gli abitanti della frazione di Cappella.
Uno è il signor Luciano De Martino, la sua casa è sulla via per Camaiore, lungo il corso della Freddana protetto da una spalletta alta oltre un metro. Ma dentro a questo muretto realizzato non troppo tempo fa, fa notare - c’è un buco, realizzato ad arte. «Un buco quadrato - indica il residente -, ci fu detto che sarebbe servito per gli scarichi delle fosse. Invece proprio da questa apertura è arrivata l’acqua a tutta forza, è arrivato il fango. E ora guardi qua», indica sconsolato. Dov’era il suo giardino ci sono almeno 80 centimetri di fango, altrettanti al piano terreno della sua abitazione. I vigili del fuoco stanno per intervenire con l’idrovora.
«Fortunatamente abbiamo avuto solo danni ai mobili - spiega la signora Tiziana Lazzerini mentre spazza via l’acqua dall’abitazione -. Da 22 anni a questa parte è la terza volta che sopportiamo le conseguenze di un’esondazione: la prima nel ’92, poi nel ’98 e adesso. Finché non svuoteranno l’alveo del torrente non saremo al sicuro». Il signor Luciano Valsecchi protesta perché quando il torrente ha esondato «qui non c’era nessuno, non c’erano aiuti. Solo buio assoluto, i telefoni non funzionavano. Mi sono domandato cosa sarebbe accaduto se ci fosse stato un anziano o un bambino bisognoso di interventi». Arrabbiato anche Alfredo Cheli che abita con la sua compagna da 7 anni alla Cappella: «Soltanto una volta - dice - sono venuti a tagliare l’erba sul ciglio dei fossi. L’acqua è iniziata ad entrare in casa verso le 23,30 e in mezz’ora al piano terra avevo 20 centimetri di fango che hanno fatto saltare il parquet». Gli fa eco Stefano Simonetti: «Ci hanno portato i sacchi di sabbia alle 4 del mattino quando l’acqua aveva già invaso le case. Nessuno si è degnato di avvertirci e stamani è passato pure il presidente della Provincia senza neanche fermarsi a parlare con la gente che aveva subito i danni. Ma cosa paghiamo a fare il Consorzio del Bientina quando da anni non vengono a pulire le fosse e quando tagliano l’erba con il frullino la buttano nei canali intasandoli di più?» Invaso dall’acqua anche l’ambulatorio di podologia della dottoressa Valentina Pieruccetti: «Già lunedì scorso - dice assieme al dottor Marotti - la Freddana in questo tratto era alto dopo la pioggia incessante di quel giorno. Fortuna ha voluto che il fiume non era in piena altrimenti saremmo stati invasi da due metri d’acqua. Il parquet è da buttare e l’ambulatorio dovrà restare chiuso per alcuni giorni». Virgilio Tori guarda sconsolato il suo vigneto ai margini della via per Camaiore a 500 metri dalla ditta Papeschi: «E’ completamente sott’acqua. Il raccolto è andato e se le idrovore non svuotano il terreno le radiche delle viti muoiono». Notte tormentata anche per l’hotel Da Gina a Monsagrati. «Tanti abitanti di Orbicciano e delle zone alte hanno dormito da noi - spiega Mario Tintori, il portiere -. L’acqua ha messo fuori uso l’ascensore dell’albergo e allagato gli scantinati. Qui la Freddana ha retto. Sono rimaste danneggiate anche imprese vicine: i locali della Fonte Ilaria sono allagati». Impegnato anche il sindaco di Pescaglia Andrea Bonfanti, sul cui territorio insiste Monsagrati. «Siamo in giro dalle 23 di lunedì per ripristinare i collegamenti con Monsagrati Alto, Torcigliano Alto, il Pino - scrive sul suo profilo Facebook -. La bomba d'acqua ha provocato frane, allagamenti, la rottura di tubi del gas».
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