Sicurezza
Maltempo, riaperta a senso unico alternato la strada per Camaiore. Confcommercio: "Stop alle tasse per le imprese colpite"
Viabilità alternativa per Forci, da rifare la strada per Castagnori. Ingenti i danni, chiesto alla Regione lo stato di emergenza

LUCCA. E' cominciata un'altra giornata di duro lavoro nelle zone della via per Camaiore e della Valfreddana colpite e danneggiate da un violento nubifragio. Mentre si scruta il cielo e si temono nuove precipitazioni, si cerca di ripulire le case dal fango, si contano i danni, si lavora per ripristinare la viabilità. La Provincia ha riaperto la via per Camaiore, si circola a senso unico alternato, anche se a volte, per necessità del cantiere, la strada viene chiusa per brevi periodi consentire le operazioni. Il Comune ha attivato una viabilità secondaria per raggiungere il paese di Forci. Sempre secondo il Comune Torre non è più isolata. Qui c'erano numerose famiglie isolate, 50 a Torre, altre a Castagnori e Orbicciano. In realtà però alcuni abitanti ganno presente che via del Grottone, dopo la chiesa, è sprofondata. I maggiori problemi ci sono comunque sulla via di Castagnori. Lo stesso sindaco Alessandro Tambellini ha dichiarato nel consiglio comunale di mercoledì sera che la strada dovrà essere rifatta. La Provincia ha chiesto alla Regione la proclamazione dello stato di emergenza. Ancora difficile quantificare i danni, comunque ingenti.
Intanto Confcommercio chiede agli enti di sospendere con effetto immediato le richieste di pagamento per le rispettive tasse e imposte di propria competenza, nei confronti degli abitanti e dei commercianti delle zone colpite. “Di pari passo – termina la nota – Confcommercio mette a disposizione la propria area credito per fornire consulenze gratuite alle aziende colpite, qualora decidano di accedere a eventuali finanziamenti speciali previsti per la sistemazione dei danni subiti”.
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L’allarme era rientrato poco dopo le 3 quando la pioggia è cessata. Ma la paura per l’esondazione del torrente Freddana sulla via per Camaiore da Monsagrati a S. Martino in Freddana è stata tanta. L’intervento tempestivo dei vigili del fuoco ha impedito incidenti perché i pompieri hanno fermato gli automobilisti che poco dopo le 23 stavano tornando a casa. Isolate alcune famiglie a Monsagrati con i residenti che hanno raggiunto i piani più alti delle case. Cinque le squadre al lavoro - oltre alle ambulanze, ai carabinieri e alla protezione civile - che hanno proseguito la loro opera sino all’alba.
Alberi caduti in via per Camaiore, frane (la più importante vicino alla ditta Papeschi) a Pieve S. Stefano, Mastiano e Forci. Nella Piana si è ancora allagato il sottopasso di Marlia accanto all’Esselunga. Tombini esplosi, scantinati allagati, situazione di emergenza in tutta l’area. Al lavoro le ruspe per cercare di liberare le strade bloccate dalle frane, la strada di Torre quasi non esiste più .E adesso ci si interroga perché ogni volta che piove ininterrottamente e con una certa consistenza per più di tre ore si moltiplicano i danni. Secondo il Consorzio del Bientina siamo di fronte "a un fenomeno largamente imprevedibile". Ma evidentemente qualcosa non quadra: è la natura che si ribella all’uomo e alla cementificazione selvaggia?

Non a caso esplode la rabbia dei residenti delle zone colpite. "Non si è visto nessuno sino a stamani mattina con l’acqua che ha invaso cantina e cucine devastando tutto. I danni? Quaranta-cinquantamila euro, difficile fare una stima adesso. Il fango ha invaso tutto, mi viene da piangere a vedere questa devastazione". Franco Corradi, 63 anni, titolare del ristorante Il Guercio, una delle attività commerciali più colpite dal nubifragio della notte tra il 21 e il 22 luglio punta l’indice sui lavori al torrente Freddana: "Hanno speso milioni per mettere in sicurezza l’argine, ma hanno rialzato di un metro e mezzo la cassa di esondazione. Morale? I terreni dove l’acqua doveva confluire nei momenti di piena sono asciutti e il mio locale è devastato. E poi c’è gente che ha ottenuto permessi per costruire sopra i canali tappando i fossi. La natura prima o poi si ribella. Se non c’era il muretto di contenimento della strada il mio locale sarebbe stato spazzato via. E’ dal 1992 che la situazione va avanti in questo modo senza che nulla cambi. Tanto poi pagano soltanto i contribuenti".

Inferociti gli abitanti del Morianese e della Cappella: ce l’hanno con il Consorzio del Bientina. "Sono sette anni che abito in questa zona – dice Alfredo Cheli – e soltanto una volta sono venuti a tagliare l’erba sul ciglio dei fossi gettandola poi all’interno e ostruendo così il canale di scolo. Per il resto ci chiedono soltanto soldi e se non paghiamo ricorrono ad Equitalia. Non ne possiamo più. A mezzanotte l’acqua ha iniziato a venirmi in casa e da solo ho tolto la melma che si è formata. Il parquet è andato e pure i mobili al primo piano sono danneggiati". Gli fa eco Stefano Simonetti: "Non è passato nessuno in questa zona. Ci siamo dovuti arrangiare da soli nemmeno ci hanno avvertiti del pericolo". Virgilio Tori guarda sconsolato il suo vigneto ai margini della via per Camaiore a 500 metri dalla ditta Papeschi: "E’ completamente sott’acqua. Il raccolto è andato e se le idrovore non svuotano il terreno le radiche delle viti muoiono. E’ tutto finito. Anni di lavoro e di fatica gettati alle ortiche". E c'è anche chi parla di disastro annunciato e minaccia esposti in procura, puntando il dito contro rami e tronchi lasciati a ostruire i fossi dopo il taglio dei boschi.
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