Il Tirreno

Lucca

Nuovo processo per il cieco che rubava in casa del vicino

di Luca Tronchetti
Nuovo processo per il cieco che rubava in casa del vicino

È accusato anche di truffa ai danni dello Stato per la pensione d’invalidità che continua a percepire a tre anni dalla scoperta in flagranza di reato

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LUCCA. A poco meno di tre anni dal suo arresto per furto nell’abitazione di un vicino di casa titolare di un ristorante percepisce ancora una pensione d’invalidità come cieco. Alla ripresa dell’attività giudiziaria il presunto cieco dovrà rispondere però in tribunale dei reati di furto e truffa ai danni dello Stato. I guai per Renzo Zani, 47 anni, sposato, assistente domiciliare, cieco totale (ma non assoluto e quindi con una minorazione parziale relativa a un residuo visivo non superiore a un ventesimo per entrambi gli occhi) non sono finiti con l’arresto in flagranza di reato del 5 novembre 2011. Perché la giustizia è lenta, ma inesorabile e l’inchiesta della squadra Mobile iniziata poco meno di un mese prima (era il 13 ottobre e il 25 la polizia concluse gli accertamenti grazie alle immagini della telecamera che il ristoratore fece montare da un tecnico dietro la porta d’ingresso) si è conclusa con la citazione diretta a giudizio per quello che gli inquirenti ritengono un falso cieco. Ma non l’Inps visto che ad oggi per lo Stato l’assistente domiciliare è un non vedente a tutti gli effetti.

Un fantasma in casa. I furti contestati a Zani non superano la somma complessiva di 500 euro. Sono quelli immortalati dalla microcamera. Nessuna speranza di recuperare le somme sparite in precedenza. Non c’è la prova provata. Il fotogramma che mostra l’invalido mentre rovista nei cassetti, apre i salvadanai, s’impossessa delle buste con il denaro. Massimiliano Puccioni, 44 anni, titolare del ristorante «Bastian Contrario» in via San Paolino non potrà riavere gli 800 euro, anticipo dello stipendio della compagna, che si trovavano dentro a un borsellino sparito oppure i 1000 dollari risparmiati in vista di un viaggio a Boston programmato per portare il bimbo dai parenti americani che erano stati sistemati all’interno di una busta che si era volatilizzata. E nemmeno i 300 euro messi in un cassetto e fotografati per accertarsi di non averli collocati altrove. Quei furti, come quelli successivi fortunatamente filmati, non erano giustificabili da effrazioni. Porte e finestre erano intatte. Come se nella casa si materializzasse un fantasma mariuolo.

Una chiave di riserva. La telecamera installata all’ingresso su suggerimento della polizia chiarisce l’arcano. È il vicino di casa che risulta cieco totale che con una chiave dell’appartamento posseduta in precedenza apre quando vuole la porta e con le movenze dell’ispettore Clouseau nel film cult «La Pantera Rosa» ripulisce la casa del denaro. Dalle immagini visionate si muove con una certa sicurezza, un po’ sospetta per un non vedente. Ma nonostante le prove la polizia non può procedere all’arresto immediato perché il codice non lo prevede. Deve inviare gli atti alla procura e i tempi si allungano. Senza l’escamotage del carabiniere amico nascosto nella casa e quindi l’arresto in flagranza la vicenda sarebbe finita di fronte al giudice tre anni dopo.

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