La manifestazione
Finisce l’autogestione, non lo scontro
I ragazzi lasciano il parco dopo l’ordinanza del sindaco. E rilanciano: «Venerdì andremo tutti da Tambellini»
LUCCA. Prove tecniche di braccio di ferro. Da una parte il comune, che ieri, con un'ordinanza dirigenziale ha interdetto l'area delle Madonne Bianche, estendendo il cantiere già presente a tutto il parco. Dall'altra gli ex “occupanti” della polisportiva, che non gradiscono il gesto e rispediscono al mittente le motivazioni. Così, al grido di #tambellinitiveniamoaprendere, si preparano a dare battaglia a quella che ritengono essere «una mossa e un pretesto per chiudere l'area del parco e giustificare la repressione e la chiusura della giunta e del Pd». Il prossimo passo è per domani alle 17, quando in gruppo – si legge sulla pagina Facebook della polisportiva - andranno dal sindaco per avere risposte.
Ma cominciamo dall'inizio. La zona delle Madonne Bianche da ieri è ufficialmente interdetta. Nella mattinata, infatti, il personale dell'ufficio sport e gli agenti della Polizia municipale hanno delimitato in maniera precisa tutta l'area con apposita recinzione da cantiere, sostituendo anche le serrature dei cancelli di accesso all'impianto sportivo. Possono accedervi solo gli operai del cantiere della Geal, aperto da un anno e ora esteso all'intero parco. «L'ufficio edilizia sportiva – si legge nella nota diffusa da Palazzo Orsetti – ha evidenziato che sia per lo stato di manutenzione sia per la presenza del cantiere per il sollevamento della fognatura nera, il complesso dell'impianto risulta al momento non fruibile. Dall'altra parte la Geal ha segnalato la necessità di interdire l'area per la realizzazione di ulteriori opere da effettuarsi nel cantiere stesso. Sarà dunque vietato entrare all'interno della zona delimitata a tutti i soggetti non autorizzati “fino a che”, recita l'ordinanza, “non siano ripristinate le condizioni di fruibilità in sicurezza della medesima”».
Una posizione duramente contestata. «Sono motivazioni molto discutibili quelle espresse dall'amministrazione comunale – commentano i presenti davanti ai cancelli –. Il cantiere Geal è stato aperto un anno fa e il comune, sindaco in primis, ci permise da subito di convivere con i lavori». Il precedente è presto servito e tutti coloro che domenica scorsa hanno dato il via alla nuova autogestione delle Madonne Bianche non se lo lasceranno scappare. «Ci attaccheremo in ogni modo a questa contraddizione – continuano – devono darci delle motivazioni politiche, senza trovare scuse che di fatto uccidono il nostro progetto senza migliorare la zona, che nel giro di pochi mesi è tornata a trovarsi nel degrado più totale».
Sono poco più di venti, qualche adulto e tanti ragazzi, e si sono dati appuntamento alle 17 davanti ai cancelli della polisportiva per decidere il da farsi. A distanza li controllano due volanti della polizia, qualche agente della Digos e della polizia municipale. «Se entriamo che succede? Come ci muoviamo? Che fare?». Intanto parlare con il primo cittadino e portare avanti le proprie posizioni per più tempo possibile. Non rinunciano a esprimere la propria diffidenza nei confronti della stampa e al confronto verbale preferiscono Facebook. A sera inoltrata, campeggia sulla bacheca della Polisportiva questo posto: «Eravamo in tanti oggi davanti alla Madonne Bianche (25 in tutto, ndr). Il comune ha fatto la sua mossa e con un pretesto ha chiuso l'area del parco. Sappiamo bene che la messa in sicurezza del cantiere è una falsità per giustificare la repressione e la chiusura della giunta e del Pd. Venerdì pomeriggio alle 17 andremo tutti dal sindaco per avere risposte». Tambellini, del resto, si era detto disponibile al dialogo. «L'amministrazione comunale è disponibile a dialogare con quanti sono interessati a rivitalizzare questo luogo, ma a una condizione, che il confronto avvenga nel solco del rispetto delle regole». E poi una proposta per il futuro. «L'impianto è uno spazio importante che ha incontrato difficoltà nell'affidamento in gestione. Pertanto stiamo valutando anche l'ipotesi di renderlo un parco aperto a tutti».
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