Italia
Stemmi scomparsi dai palazzi la protesta esplode su Facebook
Italia Nostra e la Fondazione Ragghianti impegnati nel progetto di realizzare un censimento degli arredi di pregio dagli edifici del centro
LUCCA. Disappunto, sconcerto, la rabbia per un patrimonio storico e artistico che scompare, in silenzio e senza che nessuno ci faccia sostanzialmente caso. Ma ora la protesta per la sparizione dagli edifici del centro storico di arredi di pregio sta esplodendo. Intanto su più pagine Facebook, su gruppi appositamente costituiti (ad esempio quello denominato “Se fossi sindaco”), alcuni nati per iniziativa di associazioni che si occupano di tutelare il patrimonio culturale, altri grazie all’intraprendenza di privati cittadini.
Fa male vedere sopra più portoni di palazzi antichi - come accade anche in via Santa Croce e in via del Toro - nicchie vuote dove prima erano accolti stemmi gentilizi, lapidi o chissà che altro.
Il problema è doppio: in primo luogo la scomparsa di questi manufatti, avvenuta nel tempo in un clima di evidente indifferenza, in secondo il fatto che di questi arredi pregiati dei palazzi lucchesi non esiste alcuna documentazione, censimento o catalogazione che sia.
Ma adesso le segnalazioni cominciano a infittirsi e i cittadini che vi fanno attenzione sempre più numerosi.
C’è anche un altro progetto che sta prendendo corpo. È quello che anticipa Roberto Mannocci, presidente della sezione lucchese di Italia Nostra: quello di realizzare - l’associazione insieme alla fondazione Ragghianti, grazie all’iniziativa e alla disponibilità del suo direttore Maria Teresa Filieri, un censimento degli arredi preziosi dei palazzi storici lucchesi.
«Purtroppo - conferma Mannocci - ormai a Lucca scompare di tutto dalle facciate dei palazzi. Lapidi, statuette, stemmi, targhe. Realizzare un catalogo è l’unico modo per poter sapere quali arredi si trovano sui singoli edifici e per ritrovarli nel caso vengano asportati».
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