Sicurezza
La vittima litigò con lo zio di un imputato
Il figlio dell’ex pensionato ucciso in casa nel gennaio 2013 rivela in aula un’accesa discussione per un terreno di confine
MINUCCIANO. La voce è ferma nonostante la forte emozione nel rievocare quei drammatici istanti che gli hanno sconvolto la vita. Ma c’è un passaggio inedito nella sua deposizione in aula di fronte alla corte d’Assise presieduta dal giudice Stefano Billet con a latere Simone Silvestri. «Mio padre aveva avuto una discussione animata con lo zio di Lorenc Marini. Il motivo? Michele Marini ha un agriturismo a 500 metri dall’abitazione e il litigio scaturiva per un terreno di confine. Nei giorni successivi all’omicidio di mio papà ho avuto dei dubbi su possibili collegamenti. Una vendetta? No, ma i precedenti non erano di buon auspicio. Lorenzo (Lorenc) lo conoscevo: ha abitato per mesi in paese». Candido Canozzi, operaio - l’unico figlio di Ugo Canozzi, 82 anni, il poliziotto in pensione ucciso e che abitava da solo in una casa colonica in località Fratta a Castagnole di Minucciano - si è costituito parte civile (assistito dall’avvocato Silvia Cavani) al processo che vede alla sbarra due albanesi accusati dell’omicidio di suo padre: Lorenc Marini, 28 anni, difeso dagli avvocati Francesco Lastrucci e Alessandro Maionchi, e Besnik Metushi, 26 anni, assistito dall’avvocato Claudio Palazzoni. La posizione del terzo imputato - Florind Marini, 25 anni, cugino di Lorenc - è stata stralciata. L’albanese, arrestato nel settembre 2013, è detenuto nel suo paese d’origine per altra causa e in attesa di un’estradizione che tarda ad arrivare con il rischio di una scarcerazione per decorrenza termini. L’accusa - retta dal pubblico ministero Fabio Origlio - è di omicidio volontario, sequestro di persona, furto aggravato. Gli imputati rischiano l’ergastolo o una pena superiore ai 21 anni di carcere. Chiaro l’intento della difesa: tentare di derubricare l’accusa in omicidio preterintenzionale in modo da abbassare la pena.
L’imputazione. Cosa accadde quella terribile notte del 15 gennaio 2013? Gli imputati (tutti o alcuni?) entrarono in quella casa per rubare. Credevano fosse disabitata perché la Fiat Panda rossa di Ugo Canozzi non era parcheggiata come al solito sotto l’abitazione. Non sapevano che fosse in carrozzeria per una riparazione. E quando si trovarono di fronte l’anziano in camera da letto non seppero gestire la situazione trasformandosi in assassini. Gli legarono i polsi con una cintura e un cordino e le caviglie con una cintola bendandolo con uno strofinaccio per paura che li riconoscesse per poi distenderlo sotto le coperte e fuggire con il bottino (1400 euro). E per il figlio lo avrebbero anche denudato visto che «mio padre non aveva l’abitudine di dormire tutto nudo».
Asfissia meccanica. La deposizione del medico legale Stefano Pierotti è circostanziata come la diagnosi del decesso dell’ex poliziotto in pensione. «Asfissia meccanica». Che combacia con l’ipotesi del furto trasformatosi in omicidio. Emerge che i polsi e le caviglie erano legati in modo da non consentire un margine di manovra alla vittima. Ma è presto per dire se la posizione degli imputati si è alleggerita. Perché ci sono intercettazioni telefoniche da tradurre (la perizia verrà consegnata il 22 ottobre, data della prossima udienza). Il 28 ottobre verranno interrogati i due imputati mentre a novembre è attesa la sentenza.
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