Il Tirreno

Lucca

Recuperati dal patronato Inca 3 milioni di euro sulle pensioni

Ci sono anche casi in cui agli aventi diritto sono state fatte riavere somme abbastanza cospicue Tante le situazioni che possono dar diritto ai rimborsi, ora attentamente monitorate

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LUCCA. Buone notizie, una volta tanto, per i pensionati che tornano in possesso di qualche somma in più, in certi casi anche di discreta consistenza.

Sono stati infatti recuperati dal patronato Inca Cgil 3 milioni di euro di arretrati sulle pensioni lucchesi.

L’attuale crisi economica che sta dilaniando il tessuto sociale ed economico del paese e del territorio della provincia porta ad avere una maggiore attenzione verso i pensionati e le pensionate del territorio in particolar modo sull’importo delle pensioni in loro possesso.

Difatti con uno stato sociale che si sta sempre più restringendo e con una situazione occupazione sempre più complicata le pensioni presenti in una famiglia spesso rappresentano l’unica possibilità per non cadere nella povertà.

Anche per questo il patronato Inca della Cgil ha attivato da ormai quattro anni un servizio di controllo delle pensioni in essere.

Ad oggi, grazie a questo progetto, si sono recuperati 3.022.238 euro di arretrati sulle pensioni e una variazione mensile media permanente di 30,73 euro.

Naturalmente, questo dato è solo una media, c’è il pensionato che ha avuto un aumento mensile di 5 euro sulla pensione e la pensionata che ha avuto un aumento permanente mensile di 200 euro.

Ci sono pensionati che hanno avuto arretrati sulla pensione anche di 25.000-26.000 euro. Cinque pensionati hanno avuto più di 20.000 euro di arretrati.

Trentotto pensionati hanno avuto arretrati tra 10.000 e 20.000 euro. Novantasei pensionati hanno avuto arretrati compresi tra 5.000 e 10.000 euro.

Questo controllo deriva non da sbagli dell’Istituto nel liquidare le pensioni, ma dall’emanazione di leggi, circolari e sentenze che rispetto al momento della liquidazione della pensione si sono succedute e applicandole alle pensioni in essere possono portare ad un aumento dell stesse.

I casi che in linea di massima si possono verificare sono i seguenti: presenza di contribuzione figurativa negli ultimi 10 anni; presenza di maternità avuta fuori dal rapporto di lavoro con 21 settimane di contributi invece delle 22 settimane previste dalla nuova circolare inps; periodi di mobilità in anni lontani (spesso le retribuzioni della contribuzione figurativa non sono rivalutate); posizioni contributive prevalentemente formate da lavoro autonomo (coltivatori, commerciati, artigiani), dove sono presenti anche piccoli periodi come lavoratori dipendenti.

In questi casi con la presenza di contribuzione figurativa derivante da servizio militare si può avere un beneficio spostando detta contribuzione dalla gestione dei lavoratori dipendenti alla gestione autonoma.

Vanno considerati anche il raggiungimento dell’età di vecchiaia e presenza nella posizione contributiva di retribuzioni basse negli ultimi anni di lavoro.

In questo caso applicando una sentenza della corte costituzionale si possono annullare dette retribuzioni per avere un beneficio pensionistico.

Da non sottovalutare pure la presenza di contribuzione successiva al pensionamento sia nel caso ci sia già stata una domanda di supplemento di pensione sia in mancanza di essa;.

Altri casi da valutare la presenza di erogazione di premi si produzione o altre erogazioni contrattuali successive al pensionamento; la presenza di contribuzione come collaboratore versata nella gestione separata Inps.

In presenza di queste situazioni il patronato invita i pensionati e le pensionate a rivolgersi agli uffici dell’Inca Cgil presenti in tutta la provincia.

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