Il Tirreno

Lucca

Picchiati e rapinati nella loro villetta

di Andrea Giorgi
Picchiati e rapinati nella loro villetta

Tre banditi mascherati e armati di pistola massacrano di botte il vivaista Testi e la moglie, ma la cassaforte non c’era

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LUCCA. Massacrati di botte dai banditi armati di pistola e bastoni, in cerca della cassaforte che non c’era. Alla fine, inveendo e minacciando, i rapinatori se ne sono andati ma per il vivaista Oreste Testi e la moglie è stata davvero una notte di terrore. L’aggressione è avvenuta nella villetta in cui la famiglia risiede, all’altezza del Penny Market in viale S. Concordio.

Era da poco passata l’una di notte e Testi, 70 anni, stava rientrando a casa dopo aver passato la serata a cena con gli amici.

Ad attenderlo c’erano tra rapinatori, con il volto coperto da passamontagna. Uno era armato di pistola, un altro aveva un bastone. Testi se li è trovati di fronte appena ha aperto il cancello. «Fai silenzio e dicci dove sta la cassaforte», gli hanno intimato i banditi. L'imprenditore non ha avuto tempo di reagire: si è sentito afferrare da dietro, al collo, dai malviventi che si erano appostati nel giardinetto ad attenderlo. Ma le minacce non sono servite ad evitare la reazione dell’aggredito, inattesa da parte dei rapinatori, i quali probabilmente si aspettavano una vittima docile, inerme arrendevole sotto la minaccia delle armi.

Di fronte alle urla della vittima è così scattata la violenza, brutale.

«Sono stato ripetutamente colpito alla testa con la canna della pistola – racconta Testi, ricov erato in osservazione al San Luca, dove gli è stata diagnosticata una frattura cranica, con prognosi di 30 giorni – fino a quando non mi sono accasciato a terra, col volto ridotto ad una maschera di sangue».

Svegliata dal trambusto, Morena Sbrana, la moglie del vivaista che dormiva nella camera al primo piano, avendo capito cosa stava accadendo ha cercato di barricarsi, chiudendo la porta a chiave. Voleva avere il tempo di chiamare il 113, ma la mossa non è servita. I rapinatori si sono precipitati al primo piano e sono riusciti a sfondare la porta e, pistola alla mano, hanno minacciato la donna, scuotendola e intimandole di rivelare dove si trovava la cassaforte.

Erano convinti che ci fosse e di poter fare un bottino pingue, ma non era così. I rapinatori, non credendole, urlando e inveendo hanno cominciato a mettere tutto a soqquadro, nella vana ricerca del forziere.

Quando si sono resi conto che la donna doveva aver detto la verità, continuando a proferire minacce, hanno preferito darsi alla fuga per evitare di essere intercettati dalle forze dell’ordine.

Ad un primo controllo i banditi non sarebbe riusciti a portare via nulla. Secondo le prim e risultanze delle indagini subito avviate dalla polizia, i tre malviventi sarebbero usciti di corsa dal giardino, ma quasi certamente avevano lasciato nelle vicinanze un’auto, sulla quale forse c’era un quarto complice ad attenderli.

A S. Concordio sono arrivati anche gli uomini della polizia scientifica per i rilievi del caso. Il fatto che i banditi avessero il volto coperto insospettisce molto gli inquirenti: erano conosciuti dalla famiglia Testi?

Secondo le testimonianze raccolte, i rapinatori parlavano un buon italiano, senza particolari inflessioni, ma gli inquirenti ritengono da alcuni particolari che potessero essere persone di origine rumena. Le indagini sono comunque a tutto campo, mentre la sorveglian za antirapine è stata ulteriormente rafforzata.

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