Il Tirreno

Lucca

I Bellany stregati dalla vita e dalla natura della Valle

di Francesco Cosimini
I Bellany stregati dalla vita e dalla natura della Valle

Helen, compagna di una vita di John, racconta il rapporto con il celebre pittore e le scelte comuni che li hanno portati a scegliere l’incanto del nostro territorio

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LUCCA. «Ti dico ora, che non puoi dire nulla perché quando venerdì torneremo avrò comprato una casa in Italia”, così John Bellany disse alla moglie Helen, sull'aereo di ritorno da uno dei loro soggiorni nel Belpaese; lei rispose: «Se questo deve essere, allora bisogna che controlli se corrisponde anche alle mie necessità». Due caratteri forti, che in una casa immersa nel verde della Valle Serchio, con lo sguardo proteso verso le Alpi Apuane, hanno deciso di vivere la loro vita. Nessun rapporto di parentela, qualche amico, ma la luce ha stregato la coppia scozzese: John e Helen, hanno visto in questi luoghi, il sapore autentico della vita italiana, quella sua parte interconnessa alla vita dei villaggi di pescatori delle loro origini. Lui, noto pittore proveniente da Port Seaton, è stato uno dei più influenti della Scozia moderna proponendo arte figurativa in tempi dove vigeva l'astrazione. Forti colori, marcate pennellate, un corrispettivo del suo carattere e vissuto, è ciò che ha messo nelle tele fino alla scomparsa avvenuta lo scorso anno, ma con forte ottimismo dovuto al trasferimento e coinvolgimento con la vita dei luoghi.

«Eravamo talmente presi da questa casa – dice Helen – che quando arrivammo era completamente da ristrutturare, ma bastavano due sedie per stare sotto al noce e ammirare il paesaggio insieme». Dall'agosto duemila, si stabiliscono definitivamente nella nuova abitazione nonostante i viaggi dovuti alle mostre del marito. «La casa -afferma Helen- ha dato un'energia immensa ad entrambi; ho dei bellissimi ricordi, ma ho sempre in mente la passeggiata fatta prendendo il viottolo che passa dai boschi e porta a Ceserana, a tutti i paesini circostanti con le chiese illuminate». Non sono mancanti i proficui rapporti con la gente; erano ormai diventati amici di tutti. «C'era qualcosa di particolare con le persone perché il battito del loro cuore è simile a quello dei pescatori fatto di modestia, semplicità e tutti ci hanno dato il loro apporto».

Il rapporto col mare è difficile da perdere per chi ce l'ha nel sangue e così i coniugi Bellany andavano a Viareggio a ritrovare le loro radici interagendo coi pescatori al porto. Helen, sempre molto sorridente e ironica, racconta di aver fatta loro l'espressione italiana “Con calma” e spiega: «Il carattere di John era tempestoso e pieno di passione, così molti gli dicevano di procedere con calma; questo fermento che portava dentro, l'ha condotto a dipingere fino alla fine, pure bene, perché la sua vita interiore era ricca e credo sia stata anche la sua testardaggine ad averlo fatto vivere bene fino in fondo. Il momento che più mi manca sono le sere dove ci mettevamo in giardino a vedere il tramonto, aspettare l'arrivo della luna e delle lucciole. Il sole scompariva dietro alla strada per Arni: ecco, io penso che oggi lui è al porto, lo sento presente anche nelle montagne, io so che è da queste parti».

Era arrivato a Barga come S. Cristoforo, il viaggiatore, portando i suoi pennelli, tele e colori che non vedevano l'ora di essere mescolati per dar vita al mondo valligiano. Helen poi mostra lo studio ancora intatto e si percepisce una presenza, magnifica, benevola, si ha così la sensazione che lui arrivi da un momento all'altro a finire il quadro rimasto incompiuto.

«Non mi è mai piaciuta la parola moglie – afferma Helen – la sua pittura riempiva la sua vita e a sua volta la mia riempiva i suoi quadri. Tra noi c'era quella freccia che ti entra nel cuore durata trent'anni; John è ancora in me, respiriamo la sessa aria, non sono d'accordo con l'idea della morte: siamo due anime gemelle. La mia vita continua, sono impegnata a scrivere la mia biografia dove John c'è».

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