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Lucca

Piano paesaggistico Minucciano va all’attacco

di Luca Dini
Piano paesaggistico Minucciano va all’attacco

Il sindaco Nicola Poli contesta la Regione: «Così non si favorisce lo sviluppo Mancano incentivi per la filiera corta e per riqualificare le aree dismesse»

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MINUCCIANO. Adottato formalmente il piano paesaggistico per la Toscana, con riferimento alla disciplina relativa alle Alpi Apuane e la sua incidenza sull’attività estrattiva, che rappresenta il più importante polmone economico per Massa Carrara, l’Alta Versilia e l’Alta Garfagnana, il sindaco di Minucciano, Nicola Poli, esprime la propria valutazione, pronto a dare battaglia.

«La querelle è nota a tutti così come la preoccupazione per le proposte della giunta regionale, che non tenevano in alcun conto l’antropomorfizzazione delle Apuane, la loro storia, la loro economia – dice Poli – partivano da un’oggettiva scarsa conoscenza delle specificità del territorio, non prevedevano alcun meccanismo compensativo per le popolazioni e contraddicevano gli percorsi di sviluppo portati avanti, dalla stessa Regione Toscana, per la valorizzazione del comparto estrattivo, negli ultimi dieci anni.

«Da qui - aggiunge il primo cittadino di Minucciano - la serrata trattativa con l’assessore regionale.

«L’iter contingentato ed accelerato del procedimento di adozione, la sua impronta autoritaria e il mutamento di quanto concordato nella, scarsa, concertazione concessa agli enti locali, determinano il fatto che questi ed i loro territori, piuttosto che dirsi effettivamente partecipi all’adozione dello strumento di pianificazione che li riguarda, di fatto, lo subiscono, in tutti i suoi effetti, nonostante l’impegno dei consiglieri regionali di zona, pesantemente pregiudizievoli».

Poli boccia quindi il piano e parla di disparità di trattamento tra le Alpi Apuane ed altre zone estrattive:

«È mancata e manca ancora la previsione di adeguati strumenti di compensazione per le economie del territorio, rispetto alle inevitabili riduzioni di attività – prosegue il sindaco – è rimasto completamente disatteso l’impegno assunto dalla Regione di varare, entro sei mesi dalla delibera della giunta regionale di gennaio, un piano di sviluppo socio – economico che, a detta di ambientalisti e presidente della Regione, doveva essere la panacea di ogni male.

«E’ stato introdotto - afferma Nicola Poli - l’obbligo di lavorazione in filiera corta, ma senza alcun meccanismo di incentivazione, senza il quale, piuttosto che strumento di valorizzazione occupazionale in loco, rischia di palesarsi come l’ennesimo freno all’economia esistente.

«E manca - prosegue il sindaco del comune dell’Alta Garfagnana - anche un sistema di adeguata incentivazione alla riqualificazione delle aree estrattive dimesse ed alla ripulitura dei ravaneti, che pure sono temi di indubbio valore paesaggistico ed ambientale».

La vitalità del settore è congelata dalla norma di salvaguardia, il comune di Minucciano sta valutando l’opportunità di impugnarla e provvedere a stilare adeguate e puntuali osservazioni alla disciplina sostanziale, nella speranza che al momento della definitiva approvazione del Piano, i suoi effetti sul territorio siano meno pregiudizievoli di quelli che attualmente si prospettano.

«Se non ci saranno cambiamenti e concertazione - conclude il primo cittadino di Minucciano - la Regione si assumerà la responsabilità sociale e politica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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