Il dolore
Liquidazione per Severa 80 persone nel dramma
L’assemblea dei soci ha deliberato la fine della società di raccolta rifiuti Il servizio sarà comunque garantito. Nubi nere sul futuro dei dipendenti
CASTELNUOVO. L’inizio della fine? Può darsi, perché i numeri e soprattutto le intenzioni della Regione Toscana sono impietosi. La Se.Ver.A. presto sarà sottoposta a regime di messa in liquidazione, pur continuando l’esercizio provvisorio per un altro periodo, dove saranno garantiti i servizi pubblici. Il Caronte di questa delicata fase dai tempi ancora indefiniti, sarà il dottor Giuseppe Paternò, attuale amministratore delegato della società.
Una “bomba” in piena regola, quella che ha investito la società pubblica che da decenni gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, e che getta ombre sul futuro di oltre 80 dipendenti. A decidere le sorti più o meno immediate dell’azienda, è stata, ieri pomeriggio, l’assemblea dei soci (ossia i Comuni) riunitasi nel quartier generale di via Pio La Torre. Il consiglio ha preso atto delle indicazioni del CdA e del fatto che il valore dell’impianto di termovalorizzazione di Belvedere non può più essere mantenuto in bilancio alla luce di quanto recentemente previsto dagli strumenti di programmazione del ciclo dei rifiuti predisposti dalla Regione Toscana e dall’Autorità d’Ambito. In soldoni, la semplice attività di raccolta e smaltimento di ogni tipo di rifiuto, non è più un affare. Anzi, conti alla mano, non lo è mai stato. E ora, per l’appunto, è giunta la fase del “de profundis”. Paradossalmente, il bilancio del 2013 della Se.Ver.A. ha evidenziato un risultatopositivo, invertendo un trend che durava da anni. Tuttavia, a livello patrimoniale, l’inutilità dell’impianto di incenerimento a fini produttivi, ha comportato una forte svalutazione dello stato patrimoniale, pari alla perdita di valore dell’inceneritore. Perciò, i sindaci presenti (tutti, tranne i primi cittadini di San Romano e Piazza al Serchio, che avevano però delegato il collega Francesco Pifferi), hanno valutato di procedere per legge, con la prudenziale messa in liquidazione della società, ma prevedendo comunque l’esercizio provvisorio dell’azienda. In particolare i soci hanno inteso garantire il territorio mantenendo la prosecuzione del servizio pubblico essenziale di raccolta e smaltimento dei rifiuti e assicurando la massima tutela di tutti i dipendenti dell’azienda. Una mannaia, dai risvolti ancora da definire.
A livello monetario, è bene sgombrare il campo da equivoci: i comuni – soci perderanno le quote sottoscritte negli anni, naturalmente secondo le attuali valutazioni delle azioni e le percentuali di capitale possedute alla data odierna. Non ci saranno ulteriori esborsi da parte delle casse comunali perché, nella fase concordataria, il patrimonio è quello versato dagli enti aderenti. Ma, la partita più drammatica, si giocherà sul fronte occupazionale.
Nicola Bellanova
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