Sicurezza
La Soprintendenza: sui platani servono analisi approfondite
Le Belle Arti valuteranno il piano per piazza Napoleone che sarà presentato dall’Opera delle Mura L’obiettivo è tracciare «una linea di comportamento che sia meno traumatica possibile»
LUCCA. La Soprintendenza valuterà il piano che arriverà dall’Opera delle Mura per rimpiazzare i grandi platani di piazza Napoleone. Ma lo farà con grande prudenza, con lo scopo di tracciare una linea di comportamento condivisa, anche con l’amministrazione Comunale.
È, per tutti gli enti coinvolti, un problema da trattare con le pinze quello anticipato ieri dal Tirreno della probabile sostituzione di tutti i platani (o di gran parte di essi) che ornano tre lati di piazza Napoleone. Del futuro delle grandi piante, che hanno oltre 150 anni, se ne parlerà fra qualche settimana: sicuramente dopo lo smontaggio del palco e delle altre strutture del Summer Festival, quando si potrà agire liberamente per capire effettivamento lo stato di salute di ogni singolo vegetale e il grado di pericolo per i passanti.
E proprio questo dovrà essere il primo passaggio: un’analisi accurata dello stato di ogni platano. L’Opera delle Mura ipotizza che almeno il 50% sia ormai giunto alla fine del proprio ciclo vitale. Ma prima di capire e di sapere quanti, effettivamente, saranno gli alberi da sostituire serviranno altri passaggi.
Perché la Soprintendenza chiede che tutto avvenga nella maniera meno traumatica possibile, soprattutto visto il delicatissimo contesto storico e culturale nei quali i 38 alberi sono immersi. Proprio per questo potrebbe riprendere vigore la possibilità di sostituire le piante che non ce la facessero con altri platani.
D’altra parte è bene ricordare che Lucca ha già avuto a che fare con questioni simili: il precedente, ovviamente, è quello dell’attacco del cancro colorato alle piante sulle Mura, che costrinse ad abbatterne un gran numero e a sostituirle con altri alberi. C’è, quindi, un know-how in grado di gestire queste situazioni, grazie anche all’attività dell’Opera delle Mura.
Certo è che si tratta di galleggaire, di navigare fra due gorghi diversi, ma entrambi pericolosi. Il primo è quello di “fregarsene” dei pericoli per la popolazione, anche dopo i recenti, tragici, fatti di cronaca. Il secondo è quello di abbattere “per principio” ogni albero che presenti segni di sofferenze. Nessuno degli attori di questa vicenda vuole correre il rischio di essere attratto dall’uno o dall’altro vortice.
Ma, dalla Soprintendenza, si fa presente che non si vogliono nemmeno soluzioni apparentemente di compromesso ma che in realtà rovinano in maniera irrimediabile la maestosità degli alberi: porta sbarrata, dunque, a potature troppo radicali che trasformino i giganti secolari in “stecchi” con qualche ciuffo di foglie. Quelli che l’agronomo dell’Opera Francesco Lunardini, sull’edizione di ieri, ha chiamato “totem”.
Gli alberi una dignità da difendere, insomma, e Soprintendenza e Opera intendono procedere nella stessa direzione. Anche se solo in autunno, probabilmente, si capirà se il passo con il quale cammineranno sarà o meno della stessa velocità.
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