Il Tirreno

Lucca

Medico o manager il centista del Vallisneri

di Nadia Davini
Medico o manager il centista del Vallisneri

Niccolò Martinis ha già superato anche i test per Medicina a Pisa o Finanza alla Bocconi ed entro il mese deve scegliere

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LUCCA. «Credo che in questo momento di grande disperazione e sfiducia lavorativa, la cosa più sensata di tutte per noi ragazzi sia quella di buttarsi, provare e riprovare e vedere come va. Ci vuole iniziativa, oltre che conoscenza». Parla con convinzione Niccolò Martinis, un diciottenne simpatico e pieno di spirito, neo maturato allo scientifico “Vallisneri” con il massimo dei voti e pronto per affrontare il futuro con speranza e ottimismo. Media superiore al nove per tutti gli anni di liceo, una passione sfrenata per matematica, biologia e inglese, un interesse continuo per lo studio, senza che questo diventasse mai unico e insostituibile motivo di vita.

«Non sono un secchione – precisa Niccolò sorridendo – alle medie mi chiamavano così per prendermi in giro, in realtà ho sempre affiancato alla scuola altri interessi. Dallo sport (gioco a calcio da quando ho sei anni), alla musica, alla lettura fino alla fotografia. Mi piace viaggiare e divertirmi con gli amici. Però ho sempre trovato un grande stimolo nello studio, forse per questo non ho mai fatto troppa fatica a prepararmi per i compiti in classe e per le interrogazioni». Così per l'esame, che è passato scivolando senza intoppi su qualche normale traccia di apprensione. E lasciando il passo alla paura per altre prove ugualmente importanti. «E' stato un anno molto impegnativo – continua Niccolò –, oltre all'esame di maturità, ho dovuto sostenere altri due test. A febbraio quello per l'ammissione alla Bocconi, in finanza, e ad aprile quello per medicina a Pisa. Sono passato a entrambi e ora devo scegliere. Non so cosa sia meglio per me, ma entro la fine di luglio dovrò rispondere. Mi sento particolarmente incline alla matematica e mi interessa il mondo economico pur conoscendolo poco. Medicina, però, è sempre stata un sogno».

Ma come si sente un ragazzo di 18 anni appena uscito da scuola? «Nella scelta dell'università c'è la paura di buttarsi nel futuro, rischiare una facoltà che poi magari non trova applicazione nel mondo del lavoro. Però studiare cose che non piacciono non ha senso. Ho avuto la fortuna di entrare in due corsi di laurea che possono garantire una qualche sicurezza sul domani, probabilmente mi fossero interessate materie diverse, con minore applicazione pragmatica, ci avrei pensato di più e mi sarei trovato in crisi. Anche tra amici sentiamo la paura del precariato e della disoccupazione, ne parliamo, ci scherziamo su a volte. È una realtà che c'è e che dobbiamo affrontare, faremo tutti l'università e cercheremo di dare il nostro meglio. Sono convinto che con un impegno regolare e adeguato sia possibile farcela, l'importante è seguire i propri interessi. In tanti vorrebbero andare all'estero, io per primo, ma non è così facile. Fondamentale per me resta l'iniziativa. Come a dire: siamo disperati, ma proviamoci». Niccolò parla con la tranquillità di chi ha la convinzione delle proprie idee e con la rilassatezza di chi è in procinto di partire per le vacanze. Prima Elba, poi Maiorca, poi Parigi. «Viaggiare è la mia grande passione, penso che si apprendano un sacco di cose muovendosi e spostandosi, anche nel piccolo – spiega –. Faccio un esempio semplice: per un ragazzo come me che viene da posti un po' remoti, come Diecimo, poter frequentare il liceo a Lucca è stata una boccata d'aria importante. Forse tutto sarebbe andato diversamente se non avessi accettato quella che cinque anni fa mi sembrava una sfida difficile e impegnativa. Ecco perché penso che lo studio non sia solo contenuto nozionistico e che la scuola debba svecchiarsi in questo senso. Non viene molto privilegiata la creatività, l'inventiva o la libertà. La scuola spesso resta un mezzo finalizzato solo alla promozione e al voto, per cui viene incoraggiata un tipo di conoscenza prevalentemente mnemonica e nozionistica. Credo che in un periodo storico così complicato, l'istruzione dovrebbe abituare i ragazzi a pensare, a collegare, a creare, legando insieme apprendimento teorico e applicazione pratica e sviluppando una coscienza critica». E nel futuro? «Mi vedrei bene a viver fuori dall'Italia, con una condizione lavorativa stabile e con tante soddisfazioni, dal punto di vista professionale e umano. Magari con una famiglia...Certo, ancora non so se come dottore o come manager».

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