Il dolore
Era tutta inventata la rapina all’Idrocentro
I carabinieri denunciano il capo magazziniere e il complice. Il colpo serviva per coprire un ammanco
LUCCA. Si è inventato di essere stato rapinato da un bandito, d’esser stato minacciato con un coltello e che il bottino all’Idrocentro di S. Filippo era di 32mila euro in contanti e 8mila in assegni. Ma nella busta non c’erano soldi: solo ritagli di giornale. Una farsa organizzata - secondo i carabinieri - con la complicità di un amico, un napoletano di 42 anni residente a Pieve a Nievole che ha finto di essere un malvivente. Lo scopo, coprire gli ammanchi di cassa. Una messinscena smascherata dai carabinieri del nucleo operativo radiomobile e della stazione di San Concordio che hanno denunciato i due protagonisti del teatrino.
Sono il capo magazziniere della ditta Idrocentro (opera nel settore della termoidraulica e dei sanitari, ha la sede principale a Cuneo e 90 filiali in Italia e all’estero), un 45enne originario di Livorno e abitante a Lucca, e il suo complice. Entrambi sono accusati di simulazione di reato e procurato allarme. Il finto bandito anche di porto abusivo di arma. Il coltello, appunto, che secondo le accuse gli era stato fornito dal capo magazziniere. A insospettire gli investigatori le modalità della presunta rapina. La denuncia parlava di un’irruzione alle 7 di sabato, del malvivente che scende da un furgone bianco, entra con indosso un casco integrale da motociclista, minaccia il dipendente che sta mettendo insieme l’incasso dei giorni precedenti da consegnare alla direzione centrale, e scappa. Il bottino era apparso di una consistenza esagerata per un magazzino dove gli artigiani pagano per lo più con bonifici bancari. Una verifica con la casa madre ha confermato che i sospetti erano fondati: «In cassa ci sono sempre pochi soldi» era stato spiegato. E non convinceva poi il fatto che i soldi fossero tutti già contenuti nella busta messa in bella evidenza sul bancone e presa dal presunto rapinatore armato. Il capo magazziniere è stato ascoltato ed è crollato, confessando la verità.
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